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“Troppa burocrazia, il governo ci aiuti a rilanciare il tessile”

settembre 9 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Biella, Carpi, Como, News, Prato

A Milano Unica gli imprenditori si confrontano su qualità dei prodotti, tendenze e strategie di vendita

Sono 432 espositori e difendono la qualità, il prodotto di ricerca e un servizio puntuale al cliente. Marchi talvolta piccoli, artigianali ma anche grandi griffe affermate. Tutti insieme si confronteranno sotto il «cielo» di Milano Unica, la fiera del tessile che parte domani al Portello e accoglierà 20 mila fra stilisti, buyer e confezionisti da tutto il mondo.

Per fare il punto sul settore, La Stampa ha interpellato un panel di sei imprenditori che spiegano la loro ricetta su come tornare a crescere, grazie a export, strategie di vendita, ma soprattutto innovazione, qualità e ricerca. Un rilancio non facile come spiegano gli imprenditori visto che nel 2012, il fatturato della tessitura italiana è scesa a 8 miliardi di euro (-5,1% rispetto al 2011). Ma il 2013 mostra segnali di miglioramento anche se la situazione resta delicata: la confezione ha una sostanziale tenuta (+0,4%), il tessile è a – 9 con un -40% per il settore laniero. In questo clima di incertezza e speranza, l’evento Milano Unica è un’importante occasione per capire gli orientamenti del mercato. Quello domestico è ancora sotto-tono ma sul fronte estero c’è il ritorno a un maggior dinamismo. Al Portello da domani a giovedì saranno in vetrina le collezioni autunno-inverno 2014-15 di Ideabiella, Ideacomo, Moda In e Short Avenue (i 4 saloni che 9 anni fa sono confluiti in un unica expo).

Qui Milano: Paolo Zegna

“Burocrazia snella e bollette meno care. Dal governo servono aiuti concreti”

La prima sfida alla quale si deve rispondere il tessile è l’innovazione. Gli imprenditori lo sanno e continuano a farlo con enormi sforzi. Chi ama questo lavoro e vuole continuare a produrre in Italia ha però bisogno di una maggior efficienza del Paese». È la ricetta di Paolo Zegna, presidente del gruppo biellese (che ha fatturato nel 2012 1.260 milioni di euro con 7.000 dipendenti nel mondo) e responsabile relazioni internazionali di Confindustria. «Siamo i migliori al mondo ma le nostre sole capacità non bastano più: i nostri vicini in Europa hanno una burocrazia efficiente, una maggior flessibilità del lavoro e un minor costo dell’energia, elemento che incide notevolmente sui costi di produzione. Per questo abbiamo bisogno di azioni decise, un’insieme di componenti reali che ridiano vitalità alle aziende. È un percorso non facile e complesso, ne siamo consapevoli, ma i benefici di una buona politica industriale non vanno solo a vantaggio di chi produce. Flessibilità e un costo del lavoro più contenuto consentirebbero di rispondere meglio al mercato. Abbiamo bisogno di una forte promozione: in quest’ottica la riapertura dell’Istituto per il commercio estero, l’Ice, è una buona notizia e apprezziamo quanto il vice ministro Calenda sta facendo per dare più valore al Made in Italy». Altra importante sfida, per Zegna, è l’Italia. «I mercati nuovi sono un potenziale per il futuro senza dimenticare che l’Europa è fra i clienti più forti. Ma se si riprendono i consumi interni, sarà importante per le aziende italiane e le ripercussioni positive daranno più potere d’acquisto alle famiglie, lavoro, occupazione e, di nuovo, un atteggiamento positivo che oggi manca. Piccoli segnali ci sono, ma non sappiamo ancora se sono volatili o se hanno basi concrete per tornare a crescere».

Qui Biella: Pier Luigi Loro Piana

“Il sistema vince col gioco di squadra e puntando sull’eccellenza dei tessuti”

Trentacinque anni e 70 edizioni sono cifre grosse – commenta Pier Luigi Loro Piana, presidente di IdeaBiella (una delle 4 fiere presenti a Milano Unica) – Nel tempo abbiamo dimostrato costanza e rispetto delle regole che ci siamo imposti da subito, mantenendo alta la qualità degli espositori. Questo è stato uno degli strumenti di marketing migliore per promuovere il settore ma è stato anche un percorso lungo, calibrato su una clientela selezionata. Abbiamo in seguito deciso di far confluire in un solo appuntamento, cioè Milano Unica, le maggiori fiere tessili italiane, un passo che oggi si è dimostrato vincente, che ci ha aiutato a reagire facendo gioco di squadra, a una situazione di mercato difficile». E con la stessa filosofia, nel segno dell’export che rappresenta il 60-80% del fatturato delle aziende tessili italiane, è nata l’edizione cinese. L’imprenditore valsesiano è stato fra i maggiori promotori dell’expo che da tre stagioni si sposta tra Pechino e Shanghai per raggiungere meglio i clienti del Far East. «Gli espositori di Ideabiella puntano soprattutto sull’eccellenza dei tessuti e delle fibre – prosegue Loro Piana – E oggi abbiamo capito che questa è la strada giusta. La sfida era quella di imparare a fare sistema: il gruppo che rappresento annuncia un anno in lieve crescita rispetto al 2012, con export stabile e qualche miglioramento nel secondo semestre. E questa è la risposta migliore nata dalle nostre scelte». Per i fratelli Sergio e Pier Luigi Loro Piana questa sarà l’ultima edizione di IdeaBiella con il completo controllo dell’azienda. L’accordo stretto con Lvmh in estate si sta perfezionando. La probabile chiusura in ottobre col passaggio dell’80% delle quote al gruppo Arnault.

Qui Biella: Roberto Colombo

Passione e made in Italy fanno da sempre la differenza

«Il 2014? Noi ci crediamo, ma senza illusioni particolari. Oggi fare l’imprenditore è un atto eroico e va veramente al di là di ogni logica. Lo ha detto Gianfelice Rocca della Techint e io condivido in pieno. La gente come noi ha un sogno, ha passione, e solo questo ti permette di continuare». Roberto Colombo ad del Lanificio Luigi Colombo è fra i maggiori tessitori mondiali di stoffe in fibre nobili. Da sempre, per una scelta precisa, trasforma cashmere, cammello, vicuna e peli di animali da pelliccia, in tessuti pregiati: un milione e mezzo di metri che anche quest’anno gli anno consentito di far crescere, pur nel momento di crisi, il fatturato (70 milioni) del 10%. «Le collezioni in fibre nobili ci hanno garantito un +40% mentre il business della lana si è di molto ridotto. Se si deve parlare di strategia posso dire che alla fine degli Anni 80 siamo stati in primi, con la liberalizzazione, a sbarcare in Cina – prosegue – Quella è stata una scelta vincente. Il nostro ufficio ha iniziato reperendo materia prima per poi passare alla vendita di stoffa e prodotto finito. Perché anche la verticalizzazione è importante. Un marchio, anche per una piccola azienda come la nostra, si costruisce dal filo al negozio. E con linee di prêt à porter, maglieria, accessori e casa. Solo così si resta in piedi. E il made in Italy, malgrado il Paese non ci aiuti a investire e crescere, è ancora la carta che fa la differenza».

Qui Bergamo: Silvio Albini

“La produzione è in calo ma si vedono segnali di ripresa”

La 17a edizione di Milano Unica si apre domani al Portello in un clima di attesa. Silvio Albini, presidente del salone e dell’omonimo gruppo bergamasco specializzato in tessuti per camiceria (122 milioni di fatturato nel 2012 in linea con il 2013, 1.300 dipendenti e 20 milioni di investimenti nell’ultimo triennio) non nasconde le perplessità sullo stato di salute del settore tessile. «Dopo aver chiuso un 2012 difficile, veniamo da 6 mesi non particolarmente positivi – spiega – La produzione di tessuti è diminuita, ma c’è comunque una tendenza al miglioramento che ci lascia sperare in una ripresa. Se il primo trimestre era molto negativo nel secondo l’asticella ora è risalita. Anche l’export nei primi 5 mesi dell’anno, dopo aver trainato le aziende, sta frenando per non parlare del mercato interno. In Europa la situazione è variegata: a Nord, Scandinavia e Germania stanno recuperando, i Paesi dell’Est sono stabili mentre il Sud non è ancora ripartito. Anche la Cina ha rallentato seppure sempre su cifre importanti: rimane per noi sempre il secondo mercato di esportazione. Usa e Giappone danno invece segnali di miglioramento. In questo clima sono le aziende più piccole a soffrire di più, lo si vede anche fra i partecipanti del Salone che denuncia dall’edizione di settembre 2012 qualche defezione». Secondo Albini, leader nel settore del tessuto per camiceria «l’unica via è quella di puntare sulla qualità, aumentare la flessibilità e la velocità di servizio in attesa di tempi migliori. Nel mondo c’è voglia di cose belle e di innovazione ma non possiamo vivere solo di esportazioni: anche il mercato domestico deve ripartire».

Qui Prato: Luigi Guarducci

“La Turchia un po’ ci spavent. Ma dobbiamo difendere la filiera”

Agli inizi degli Anni 80 avevamo fatto una scelta coraggiosa puntando tutto sul tessuto per pantaloni elasticizzato quando quel tipo di tessuto non esisteva proprio. La moda era quella “unisex”». Oggi, al Lanificio Europa di Prato (la ragione sociale non è cambiata anche se di stoffe in lana non se ne produce più un metro), sono più che mai convinti che innovazione, ricerca e qualità siano la carta vincente per non sentire la crisi. La famiglia Guarducci (alla terza generazione, con due cugini al timone e 8 figli su 9 in azienda) prevede di chiudere il 2013 con un incremento del fatturato tra il 15 e il 20%, a quota 45 milioni. Il Pratese è uno dei distretti tessili che più di altri, come quello Biellese, ha pagato la concorrenza dei Paesi emergenti, soprattutto sui prodotti basici. Per questo molte aziende storiche sono state cancellate con un colpo di spugna. La parola d’ordine è difendere la filiera: «Noi oggi abbiamo un sistema che parte dal filo, passa dal finissaggio e arriva alla confezione. E facciamo tutto in Italia, un valore aggiunto importante e riconosciuto dai nostri clienti – spiega Luigi Guarducci – Abbiamo investito tantissimo, in un certo senso ci siamo “inventati” il nostro lavoro. Chi ci spaventa? Forse la Turchia. E’ vicina a noi, l’energia è meno cara e i costi sociali sono decisamente più bassi. Ma siamo fiduciosi perché i mercati, noi lo sappiamo bene, privilegiano l’innovazione».

Qui Vicenza: Sergio Tamborini

“Abbiamo dato forza e stabilità alle piccole imprese artigianali”

La strategia è stata quella di dare alle piccole realtà artigianali più forza e stabilità. Piccole imprese, con un arco generazionale in fase conclusiva, con dimensioni che non consentivano sufficienti investimenti per stare sul mercato, sono oggi parte di una grande realtà tessile, capace di leggere i fenomeni di mercato, interpretarli e investire in ricerca, legando know how a sinergie commerciali e a logiche di gestione e controllo che solo le aziende strutturate, con solidità finanziaria, possono garantire. «Oggi bisogna saper giocare la partita in modo diverso da come si faceva prima – spiega Sergio Tamborini, ad del Gruppo – Il mercato è complesso e sfaccettato, ogni cliente ha una logica diversa. Dobbiamo abituarci al fatto che il prodotto è importante ma va abbinato a prezzo e servizio». Leader nei settori dei tessuti di lana, cotone e seta e dei filati lanieri e linieri, Marzotto ha messo a segno le prime acquisizioni negli Anni 80 e l’ultima nei velluti (il marchio Redaelli) nel 2012. Da impresa familiare, oggi forte di quasi 180 anni di esperienza, è diventata un gruppo da 473 milioni di euro di fatturato (il 64% all’estero) e oltre 4.000 dipendenti. «Abbiamo puntato sulla filiera – conclude Tamborini – L’abbiamo costruita attraverso acquisizioni e alleanze. Per esempio la joint venture nella Pettinatura di Verrone (nel Biellese) stretta con Schneider, Zegna e Loro Piana».

Paola GUABELLO (la stampa)

 

 

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