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Illegalità in rifinizioni, tintorie, stamperie e filature: l’allarme dell’Unione Industriale Pratese

marzo 27 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News, Prato

La presentazione domani del rapporto IRPET sulle relazioni delle imprese cinesi con il sistema produttivo del distretto è un’occasione di grande interesse per mettere a fuoco un aspetto cruciale dell’economia di Prato.

Le opportunità che l’imprenditoria cinese ed extracomunitaria può portare al territorio sono evidenti, anche se più in potenza che in atto, ed è anche per questo motivo che l’Unione non ha mai avuto preclusioni preconcette in merito. Tuttavia il nodo illegalità rimane.

C’era già preoccupazione fra le imprese per la percezione di un’escalation di illegalità in segmenti della filiera tessile finora ritenuti relativamente al sicuro; a far scattare ulteriore allarme è stata la notizia di due settimane fa di debiti milionari per utenze mai pagate, emersi dal fallimento di una rifinizione con titolare cinese.

“La Presidenza dell’Unione Industriale Pratese ha effettuato una ricognizione informale nel mondo del tessile conto terzi, così da avere dagli associati la percezione di cosa sta accadendo – spiega il presidente dell’Unione Industriale Pratese Andrea Cavicchi – niente di più di questo, naturalmente, perché rispetto a fenomeni di questo genere l’associazione non ha alcuna possibilità legale di effettuare verifiche o controlli ma solo di sensibilizzare le autorità. Tuttavia nel contesto del tessile pratese, così come in tutti gli ambienti di lavoro, vi sono conoscenze sufficientemente estese ed approfondite per comprendere che si sta verificando un fenomeno relativamente nuovo e con dinamiche molto preoccupanti: l’inclusione di tintorie, rifinizioni, stamperie e filature tra le aziende gestite in maniera illegale.”

“Il problema si concentra soprattutto, anche se non esclusivamente, in imprese tessili conto terzi con titolare straniero – aggiunge Franco Ciampolini, vicepresidente dell’Unione Industriale Pratese – L’Assemblea della sezione Nobilitazione e lavorazioni tessili ha recentemente espresso preoccupazione ed allarme per una situazione che appare in peggioramento. Le irregolarità riguardano principalmente i rapporti di lavoro ma anche, come nel caso di due settimane fa, evasioni ed inadempienze che procurano a chi le pratica un vantaggio competitivo sleale rispetto alle imprese corrette, penalizzandole fortemente. Infiltrazioni di illegalità nelle lavorazioni conto terzi del tessile suscitano particolare allarme perché si tratta di imprese con forte specializzazione, strategiche per la tenuta del distretto e richiedenti forti investimenti: una eventuale compromissione di questo anello essenziale della filiera segnerebbe per il distretto un punto di non ritorno.”

Le irregolarità nei rapporti di lavoro presentano difficoltà peculiari. Si ha motivo di ritenere che vi siano casi non rari di lavoratori apparentemente regolari perché assunti part-time con modalità e retribuzioni coerenti al loro status formale, ma di fatto irregolari perché impegnati in azienda per un numero di ore ben maggiore di quello ufficiale e talora superiore a quanto consentito dalla legge. Casi del genere richiederebbero una sorveglianza continuativa delle imprese ed un vero e proprio lavoro di intelligence, indubbiamente complesso ma non impossibile.

Infatti esistono criteri sufficientemente oggettivi per cogliere segnali di anomalie e quindi di possibili abusi nelle gestioni aziendali, come la necessaria coerenza (per quanto indicativa e non rigida) fra voci di costo e ricavi, ma soprattutto fra voci di costo fra di loro. Costi elevati per energia e gas, ad esempio, indicano un’attività produttiva intensa, cui debbono necessariamente corrispondere congrui costi di personale: l’assenza di questa corrispondenza è un indicatore di possibile illegalità.

Da potenziare inoltre le verifiche sulla proprietà delle imprese extracomunitarie: la natura spesso ‘volatile’ e destrutturata della titolarità di queste aziende facilita comportamenti scorretti.

“La nostra posizione non cambia – conclude Andrea Cavicchi – Massima disponibilità al dialogo, al supporto, all’accompagnamento delle imprese, indipendentemente dalla nazionalità dei loro titolari, sulla strada della legalità. A testimoniarlo è la nostra adesione alle iniziative istituzionali, inclusa quella in corso per la sicurezza negli ambienti di lavoro. Passi avanti se ne sono fatti, ma è necessario che tutti, noi italiani ma soprattutto i cinesi, facciamo di più.”

 


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