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Al via “I Salotti di Assomoda”: primo argomento la Cina

ottobre 14 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News

Si è svolto ieri presso l’Unione Confcommercio di Milano il primo di una serie di incontri battezzati “I salotti di Assomoda” con cui l’associazione di categoria dei rappresentanti intende affrontare periodicamente temi caldi del settore, soprattutto di respiro internazionale, con un taglio molto concreto e aperto al confronto: titolo di questa tavola rotonda “Come orientarsi in Cina: avere successo e fare business all’ombra del Dragone”.
Ha aperto i lavori Thomas Rosenthal, responsabile sviluppo strategico e relazioni esterne della Fondazione Italia Cina, con una serie di slide che hanno ben inquadrato le dimensioni e le potenzialità del mercato cinese, sottolineando in particolare il driver dell’incremento dei consumi (+10-12% l’anno) ma anche quello della progressiva urbanizzazione del Paese la crescita di numerose città di seconda, ma anche terza e quarta fascia per un totale di circa 600 centri urbani emergenti. Si calcola che entro il 2020 saranno tra 70 e 100 quelli con oltre un milione di abitanti (pensiamo che l’Unione Europea oggi ne ha 35).
Centri urbani in cui già oggi – ha fatto osservare Francesco Casile di Casile & Casile Fashion Group, a Shanghai con una sua struttura dal 2003 e ora presente anche a Hong Kong – a differenza di quanto accade nelle grandi metropoli come Shanghai o Pechino, esiste un certo numero di punti vendita multibrand di livello medio, dove marchi italiani che non siano per forza griffe di fama internazionale possono fare buoni affari. Ma a un patto, ha sottolineato con forza l’imprenditore: che si scelgano gli interlocutori appropriati e non si agisca con improvvisazione. Il rischio altrimenti è trovare il proprio prodotto sulle bancarelle nel giro di due-tre stagioni.
Gli interventi di Francesca Romana Di Biagio, giornalista e autrice del libro “Orientarsi in Cina”, Matteo Donelli, manager e coautore del libro, e Barbara Pietrasanta, docente di advertising design e autrice del libro “L’ideogramma al neon” hanno posto in vari modi l’accento sulle diversità culturali esistenti tra Italia e Cina e rimarcato l’importanza di non trascurarle, pena il rischio di incorrere in disastrose gaffe ed errori irreparabili o di perdere opportunità interessanti.
Ha chiuso i lavori Giulio di Sabato, presidente di Assomoda e titolare dell’agenzia Sari Spazio di Milano, che è tornato sul tema dello sviluppo di una distribuzione multimarca in Cina, un fenomeno che sta assumendo una portata interessante, anche grazie a un’azione di lobby dell’ente da lui guidato. Un cambiamento che apre nuovi spazi per i marchi made in Italy che non siano per forza big brand, purché abbiano un buon rapporto prezzo-qualità e siano davvero realizzati in Italia, fatto a cui gli operatori cinesi attribuiscono grande importanza.
Dal dibattito è emerso anche come l’immaginario dei cinesi di ciò che sono l’Italia e l’italianità spesso non corrispondono a quanto noi pensiamo: conoscere meglio la loro percezione del nostro lifestyle potrebbe riservare ulteriori opportunità di business.

(da Fashion magazine)

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