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Confindustria Toscana Nord: produzione in forte affanno, indispensabile l’impegno della Regione

luglio 28 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News, Prato

Dalla rilevazione congiunturale condotta dal Centro studi di Confindustria Toscana Nord sul 2° trimestre 2020 emerge un quadro fosco, per quanto prevedibile: i mesi di lockdown hanno impattato pesantemente, così come hanno inciso e incidono tuttora la stasi dei mercati e l’incertezza sull’evoluzione della situazione sanitaria.

Per il complesso dell’area Lucca-Pistoia-Prato la produzione ha segnato nel 2° trimestre 2020 una contrazione del -20,2% rispetto allo stesso periodo del 2019. Il dato nasce da risultati provinciali molto diversi gli uni dagli altri, a loro volta dovuti alla diversa distribuzione nei rispettivi territori dei settori essenziali che hanno sempre lavorato e di quelli su cui invece ha impattato il lockdown e che hanno ripreso l’attività il 27 aprile o il 4 maggio: Lucca -12,7%, Pistoia -17,3%Prato -33,9%. Dati che non sorprendono, ma comunque di eccezionale gravità; per darne la misura, il precedente ‘periodo nero’, quello del 2008-2009, produsse una contrazione della produzione industriale dell’11,2% a Lucca, del 13,1% a Pistoia, del 18,2% a Prato (indagine Unioncamere Toscana, dati relativi all’anno 2009).

La rilevazione congiunturale comprende anche domande sulla raccolta ordini e sulle previsioni per il 3° trimestre: anche in questo caso i dati rimandano a una situazione molto delicata, all’insegna di una stasi più o meno accentuata a seconda dei settori e, di nuovo, dei territori che vedono una maggiore o minore presenza di quelli più performanti. Un quadro molto preoccupante, in linea con l’allarme che si registra a livello nazionale per l’economia e per l’occupazione.
“I problemi che il Covid-19 ha provocato e sta provocando si traducono in mercati bloccati, difficoltà di spostamento fisico delle persone con effetti pesanti sul piano della promozione, significativi incrementi di costi per poter produrre in condizioni di sicurezza. – commenta il presidente di Confindustria Toscana Nord Giulio Grossi -. Manifatturiero, edilizia, turismo sono duramente colpiti. Vedremo con esattezza nei futuri bilanci aziendali 2020 quali saranno gli effetti sui ricavi e sui margini; quanto agli effetti occupazionali, i prossimi mesi purtroppo evidenzieranno situazioni di forte criticità. Stiamo vivendo una fase di straordinaria drammaticità e siamo tutti chiamati a dare il meglio di noi; tutti, inclusi politici e amministratori pubblici. Fra due mesi la Toscana avrà nuovi organi: la nostra associazione è apartitica, non fa il tifo per nessuno ma ne fa, e molto, per un nuovo approccio alla politica industriale della regione. Un approccio efficace, realistico, moderno, consapevole che la Toscana non è solo paesaggi campestri, per quanto belli e pregevoli, ma è anche manifatturiero, a cui questa regione deve un terzo dell’occupazione. Nei giorni scorsi i colleghi dei settori moda, cartario, edilizia e lapideo sono tornati con forza sul tema della gestione degli scarti e dei rifiuti. Un tema su cui la nostra associazione ha investito tempo e risorse, mobilitando imprenditori, tecnostruttura e consulenti per anni di riunioni fiorentine che alla fine non hanno partorito soluzioni spendibili nella vita quotidiana delle imprese. La questione rifiuti è l’emblema di come non va gestita la politica industriale. Approcci ideologici, tergiversazioni, compiacenza verso comunità che andrebbero aiutate a capire l’utilità di certe infrastrutture e non abbandonate a propri timori infondati ed a convinzioni sbagliate instillate ad arte. Si è arrivati a dire che non è vero quanto sosteniamo, e cioè che l’economia circolare comprende anche la valorizzazione energetica dei rifiuti non altrimenti recuperabili! Eppure non c’è documento ufficiale, europeo e internazionale, che non lo affermi. Sul piano delle infrastrutture su cui la Regione ha a vario titolo un ruolo, non ci sono solo gli impianti di smaltimento dei rifiuti: vi rientrano gli adeguamenti della linea ferroviaria Firenze-Viareggio, che, raddoppiata praticamente e finalmente fino a Montecatini, ha difficoltà a essere potenziata nel tratto ulteriore, in direzione di Lucca, nonostante la valenza strategica del collegamento con l’alta velocità e del potenziamento del trasporto merci. La Regione ha un ruolo importante anche nelle operazioni preliminari alla realizzazione all’asse di penetrazione al porto di Viareggio, fortemente atteso soprattutto dalle imprese della nautica; confidiamo che dalla Regione continui ad arrivare sostegno anche per gli Assi viari di Lucca. A chi guiderà la Regione chiediamo un cambio di passo e un approccio pragmatico all’insegna della concretezza, della sburocratizzazione e della semplificazione. Un approccio che dovrebbe essere esteso anche all’ambito delle agevolazioni per le imprese: esiste un recentissimo atto di indirizzo che sembra andare in questa direzione, speriamo che gli vengano date gambe. E’ indispensabile che questo avvenga, perché le agevolazioni hanno un’incisività oggi compromessa dalla lentezza degli iter dei bandi e sono rese poco appetibili da troppi appesantimenti. Perizie giurate o asseverate da parte di professionisti, richieste anche per progetti di limitata entità, significano costi; se a questi si aggiunge il ricorso a modalità complesse e diverse per la presentazione delle domande, il frequente mancato rispetto dei tempi per la pubblicazione delle graduatorie e la tardiva erogazione dei contributi, si può comprendere come anche queste misure si svuotino almeno in parte di efficacia.”
“Quella che abbiamo davanti è una sfida epocale che va affrontata con la massima determinazione. – aggiunge il vicepresidente di Confindustria Toscana Nord Daniele Matteini -.  La posta in gioco è altissima a livello globale ma per il nostro paese lo è particolarmente a causa sia del forte impatto della pandemia sia delle fragilità che caratterizzavano l’Italia ancor prima del Covid-19. Quanto a fragilità, peraltro, la Toscana non fa certo eccezione. La nostra regione sembra non saper capitalizzare le sue risorse e le sue capacità. Si sprecano occasioni, si mortificano eccellenze, si soffocano progettualità meritorie: è ora di dire basta, non ci possiamo permettere più lungaggini e visioni dal respiro corto. La Toscana che ci piace è una regione che investe, che sta vicina alle imprese e non rende loro la vita difficile. Vorremmo una regione che crede nella sostenibilità ed è consapevole che per ottenerla non bisogna guardare al passato ma al futuro, a nuovi materiali, nuovi processi, all’educazione ambientale delle comunità; che a questi temi ha un approccio razionale e scientifico e non sterilmente nostalgico e orientato al ‘no’. Bisogna invece dire sì all’innovazione, anche applicata all’impiantistica e alle infrastrutture. Il recupero energetico dei materiali di scarto non riutilizzabili, inclusi i fanghi di depurazione delle acque, è un’operazione virtuosa: è necessario che lo si comprenda e lo si traduca in realtà. Anche l’innovazione realizzata dalle imprese va sostenuta di più e meglio, per esempio, ma non soltanto, nell’ambito della digitalizzazione divenuta ancor più centrale in conseguenza delle limitazioni ai contatti personali e ai trasferimenti imposte dalla pandemia. Pensiamo anche soltanto alla promozione digitale dei prodotti e alla manutenzione a distanza di macchine e impianti. Esauriti i fondi europei POR FESR 2014-2020 per l’acquisizione di servizi per l’innovazione, è importante che la Regione Toscana trovi risorse, interne o esterne, per dare continuità a questo strumento, snellendo anche l’iter dei bandi per facilitarne la fruizione. Ricordo anche che la Regione ha un ruolo significativo sul piano del credito: il ‘voucher garanzia’ di recente istituzione è una buona iniziativa ma, come hanno richiesto Confindustria Toscana e altre associazioni di categoria, per avere una reale significatività è necessario che passi dall’1% ad almeno l’1,5%. Opportuno inoltre un innalzamento del tetto per le spese ammissibili, così da intercettare anche investimenti di spessore consistente. Per il territorio pistoiese la Regione ha un ruolo importante sulle decisioni da prendere su infrastrutture cruciali come la Strada dei vivai, per la quale a settembre confidiamo di vedere esiti positivi dalla già convocata Conferenza dei servizi, e la rotatoria all’uscita del casello autostradale di Montecatini Terme, che potrà alleggerire il carico molto ingente di traffico che grava su quell’area e che certo non giova a una località turistica. Confidiamo che, come per la variante di Collodi che finalmente la Regione ha finanziato, anche queste opere si avviino verso la realizzazione. L’attrattività della Toscana nei confronti degli investitori è compromessa anche dalle carenze infrastrutturali oltre che dalla percezione che la regione non sia sufficientemente ospitale nei confronti delle imprese manifatturiere.”
“Siamo a uno snodo cruciale a livello internazionale, a un passaggio critico a cui il nostro territorio non può sottrarsi – aggiunge il vicepresidente di Confindustria Toscana Nord Francesco Marini -. Siamo chiamati, come cittadini, come imprese e come istituzioni, ad affrontare la delicatissima fase post-Covid con tutto il senso di responsabilità, l’impegno e le competenze di cui siamo capaci. Peraltro non è esatto parlare di post-Covid perché la malattia, anche se vogliamo sperare sia superata in Italia, continua a colpire in molti paesi, inclusi alcuni fra i mercati più importanti per le nostre produzioni: situazione questa molto negativa soprattutto per i settori più orientati all’export fra cui la moda, come si evidenzia dai crudi dati su raccolta ordini e previsioni che emergono dalla rilevazione congiunturale della nostra associazione. A settembre con la ripresa delle fiere dovremmo assistere a una ripartenza della moda, anche se non ci facciamo illusioni su impennate del tutto improbabili. Del resto quando insistevamo per accelerare la riapertura degli stabilimenti abbiamo sempre precisato che era necessario farlo per portare a compimento gli ordinativi arrivati precedentemente al lockdown e per presidiare mercati che immaginavamo già esigui e pertanto da curare con estrema attenzione. Le politiche regionali possono dare un aiuto: ad esempio, il bando per gli incentivi all’acquisto di servizi a supporto dell’internazionalizzazione è uno strumento strategico che è auspicabile continui ad essere alimentato dai fondi europei e che, in ogni caso, dovrebbe avere un’apertura continua, a sportello. Mercoledì scorso, invece, il bando è stato aperto e chiuso nel giro di poche a causa sia di problemi tecnici che di esaurimento risorse: una situazione incresciosa che non dovrebbe mai più ripetersi. La pandemia ha spinto le imprese a rivedere parte della propria organizzazione interna e di orientamento al mercato, con la conseguente necessità di acquisire nuove competenze. Anche a questo proposito le politiche regionali possono dare un contributo significativo sui versanti sia dell’innovazione che dell’education, prestando maggiore sostegno al sistema formativo per il settore manifatturiero; rafforzando il canale formativo biennale postdiploma degli ITS – Istruzione Tecnica Superiore; semplificando e sburocratizzando il sistema della formazione professionale. Per quanto riguarda scarti e rifiuti del tessile-abbigliamento, ribadisco quanto più volte affermato sia da me sia da altri colleghi del settore: da parte nostra vi è la massima disponibilità ad accrescere la quota del riutilizzo degli scarti e attendiamo solo norme che ci consentano di farlo, dopo aver dato un nostro forte contributo con studi e dati per orientare chi ai vari livelli istituzionali segue le normative. Ma il problema dello smaltimento dei rifiuti, cioè di quella parte degli scarti di lavorazione e del post-consumo che non è riutilizzabile, rimane e richiede un’assunzione di responsabilità da parte dell’amministrazione regionale che vada nel senso della loro realizzazione. Sempre alla Regione chiediamo attenzione per infrastrutture quali gli aeroporti di Firenze e Pisa, entrambi strategici e da potenziare; per la realizzazione della terza corsia dell’autostrada A11 fra Prato e Pistoia; per il completamento della 2a tangenziale di Prato; per lo sviluppo dell’interporto; per il collegamento della SS325 con la A1 all’altezza del Mugello.”

“Da toscani dispiace fare paragoni impietosi fra la nostra regione e altre – conclude Grossi -. Però se confrontiamo la Toscana con, ad esempio, la Lombardia o l’Emilia Romagna si vede come analisi della competitività, indici di sviluppo, dati economici in generale ci pospongano regolarmente a loro. Il capitolo termovalorizzatori la dice lunga: 13 impianti in Lombardia, 8 in Emilia Romagna, con prestazioni ambientali di tutto rispetto che vedono anche una consistente riduzione della produzione di CO2, dato che produrre calore da rifiuti consente di risparmiare carburanti fossili. La Toscana ha un approccio diverso e decisamente meno virtuoso. Non c’entra, evidentemente, l’orientamento politico degli amministratori. C’entra il modo di concepire l’amministrazione di una regione.”

 


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