Giornale on line del tessile, abbigliamento e non solo…

Europa-Cina, l’assenza di reciprocità genera paradossi: il caso dei 44 capi di abbigliamento esaminati a Prato

marzo 25 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Biella, Carpi, Como, News, Prato

44 capi di abbigliamento esterno per adulti e bambini con etichetta di origine “made in China” passati al doppio vaglio di due fra i più autorevoli laboratori di analisi tessili: questo è lo studio promosso dall’Unione Industriale Pratese ed affidato al Laboratorio di Analisi Prove e Ricerche Industriali “Buzzi” e al Laboratorio di Analisi Prove e Ricerche Tessili “Brachi“.I due laboratori sono dotati di sistema di qualità UNI CEI EN ISO/IEC 17025 e sono accreditati dall’ente nazionale di accreditamento dei laboratori di prova ACCREDIA.

L’iniziativa prende le mosse dalla constatazione che nella valutazione della sicurezza chimica dei prodotti della filiera moda esistono nei diversi mercati internazionali parametri differenti. Particolarmente significative sono le differenze tra le norme dell’Unione Europea e quelle della Repubblica Popolare Cinese. Al contrario di quanto si ritiene comunemente, i parametri ecotossicologici cinesi sono per quasi tutti gli aspetti (ma ci sono eccezioni, come per gli alchilfenoli etossilati di cui si parlerà più sotto) più restrittivi di quelli europei. Ma il rigore vale solo per i prodotti commercializzati nel loro mercato interno, non per l’export. L’Europa invece, con il Reach, impone regole che valgono direttamente sulla produzione, indipendentemente dai percorsi della successiva commercializzazione.

“Filosofie completamente diverse, insomma, che hanno su imprese e consumatori europei effetti distorti che sfiorano il paradosso” commenta il presidente dell’Unione Industriale Pratese Andrea Cavicchi “L’Europa, nella sua indifferenza rispetto alla reciprocità, è quella che ci rimette di più.”

Lo studio svolto dai laboratori Buzzi e Brachi è focalizzato su:

  • la valutazione delle conformità dei materiali tessili rispetto alle normative sulla sicurezza chimica (sia europee che cinesi)
  • un focus particolare sulla presenza o meno di alchilfenoli etossilati, sostanze fortemente tossiche per la fauna acquatica e dannose anche per l’uomo (vietate in Europa, senza restrizioni in Cina)
  • la conformità o meno delle etichette di composizione fibrosa all’effettiva realtà dei capi.

Sorprendenti i risultati emersi:

  • per quanto riguarda la sicurezza chimica, tranne per un campione rispondenza piena alle normative europee, ma per 13 campioni (quasi un terzo del totale) non rispondenza alle normative cinesi per la commercializzazione interna alla Repubblica Popolare Cinese. In altre parole se quegli stessi prodotti dovessero essere esportati verso la Cina verrebbero bloccati alle dogane
  • per quanto riguarda la presenza degli alchilfenoli etossilati l’analisi, particolarmente complessa, è stata effettuata su 23 dei campioni; la quasi totalità di questi (21) registravano la presenza di queste sostanze

 

var hupso_counters_lang="en_US";var hupso_twitter_via="paginetessili";var hupso_title_t="Europa-Cina, l’assenza di reciprocità genera paradossi: il caso dei 44 capi di abbigliamento esaminati a Prato";

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo!

Lascia un Commento

Realizzazione sito MB web designer | Powered by Master elettronica S.r.l.