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Famiglie tartassate, 400 miliardi di tasse nel 2012

settembre 24 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Economia

Decisamente salato il conto fiscale dei risparmiatori italiani, che contribuiscono con 400 miliardi di tasse al 60% degli introiti della pubblica amministrazione

Quattrocentodue miliardi, a tanto ammonta la parcella che il fisco italiano ha recapitato alle famiglie nel 2012, tra imposte dirette, indirette e contributi sociali: il 60% degli introiti complessivi. Alla lista dei colpevoli per l’erosione del reddito e il conseguente crollo dei consumi si iscrive un erario che, in 20 anni, ha aumentato la pressione fiscale e tributaria del 4%.

A queste conclusioni è giunto uno studio sulla pressione fiscale delle famiglie condotto da Luigi Campiglio — ordinario di politica economica alla Cattolica di Milano —, e reso noto dal Sole 24 Ore.

Circa metà del pesantissimo assegno staccato dai contribuenti,204 miliardi, era intitolato al pagamento di Irpef, addizionali comunali, regionali e Imula seconda fetta più grande (127 miliardi) è andata al gruppo delle imposte indirette, Iva, accise e altre. Infine sono stati 71 i miliardi sotto forma di contributi sociali effettivi. Il pacchetto tutto insieme è il responsabile del picco storico di incidenza delle tasse rispetto al Pil: 44%. Nel 2011 si attestava al 42.6, lontano (ma non troppo) dal 38,3 di inizio anni ’90.

«È questo il risultato di tre manovre per allineare l’Italia agli altri Paesi europei — sottolinea Campiglio nell’articolo —: nel 1992, nel 1998 per finanziare l’ingresso nell’euro e la manovra di austerità del 2011 e 2012 che è stata il colpo finale». Il reddito medio reale delle famiglie, anche a seguito di queste cure ‘da cavallo’ , è crollato negli anni di oltre il 25%. Ed anche il tradizionale punto di vanto tricolore della propensione al risparmio ha subito un contraccolpo serissimo: il salvadanaio rispetto al reddito è passato dal 24 all’8%.

Un tasso, a ben vedere, che rappresenta la soglia psicologica oltre la quale si è innescata di conseguenza la contrazione dei consumi, pari al 10% dal 1991 ad oggi. Col periodo tra il 2007 ed oggi a segnare la picchiata più decisa, di oltre il 12%. La conclusione del docente è lapidaria: «Per invertire il trend e imboccare la via della crescita serve dunque una riforma fiscale che ponga al centro la famiglia come unità di scelta e di consumo, con un focus sul reddito familiare».

 

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