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Il Governo investe 2 milioni di euro su Pitti

gennaio 8 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Eventi, News

Per Firenze il 2014 sarà l’anno della svolta, quello in cui sarà stabilito una volta per tutte  il ruolo di capitale internazionale del fashion del capoluogo toscano. Un sogno? Assolutamente no, almeno a giudicare dalla conferenza stampa di inaugurazione dell’85esima edizione di Pitti Uomo.

Un’occasione in cui è stato annunciato il progetto Firenze Hometown of Fashion, che prenderà il via dalla prossima edizione del salone e che a giugno coinvolgerà il gotha della moda fiorentina, con cinque griffe di spicco come GucciFerragamoPucci,CavalliScervino (vedi news di oggi).

Per la realizzazione dell’evento scenderà in campo anche il Ministero dello Sviluppo Economico che investirà 2 milioni di euro, la cifra più alta tra quelle destinate a singole kermesse.

A sottolineare il cambio di marcia della rassegna, che fino a venerdì 10 gennaio animerà la Fortezza da Basso, è stata la scelta della location per la conferenza inaugurale: anziché in fiera, come accadeva da anni, l’incontro si è tenuto nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio.

L’attesa maggiore stamattina era per il sindaco di Firenze Matteo Renzi, neo-segretario del Partito Democratico e da sempre molto attento al settore della moda come leva di sviluppo del sistema Paese. Ma a strappare l’applauso più lungo questa mattina, alla presenza di stampa e imprenditori, è stato Carlo Calenda.

«Sei mesi fa – ha dichiarato il vice ministro allo Sviluppo Economico –  intervenendo  alla scorsa edizione di Pitti ci eravamo ripromessi che avremmo trovato un piano per far uscire rafforzata la manifestazione dagli attacchi che arrivavano dalle altre fiere internazionali. E così è stato». «Ci siamo subito messi a lavorare – ha proseguito – su un progetto che prenderà il via da giugno e su cui il Governo investirà di più nel corso dell’anno. In questa occasione dobbiamo spiegare al mondo che cosa siano Firenze e tutto il settore moda italiano: non solo manifattura, ma anche testa. Noi siamo sì il Paese del Fare, ma anche del Pensare».

Fra gli altri interventi quelli del presidente di Pitti Immagine Uomo, Gaetano Marzotto, e del numero uno del Centro di Firenze per la Moda ItalianaStefano Ricci, insieme al governatore della regione Toscana Enrico Rossi, che ha dato la sua parola sul fatto che dalla primavera partirà il programma per la sistemazione della Fortezza da Basso, sede dei saloni organizzati di Pitti Immagine: «Finalmente ci siamo – ha assicurato –. A marzo presenteremo il progetto studiato con il Comune per la messa a punto dell’edificio. Ci sarà un nostro contributo diretto di 80 milioni di euro».

Anche il presidente il presidente Marzotto ha sottolineato la centralità di una strategia nazionale sostenuta dalle istituzioni, per rafforzare l’immagine del made in Italy e di Pitti Uomo: «La moda maschile sarà il grande business del prossimo decennio – ha precisato – grazie soprattutto alla crescita dei nuovi mercati. Per questa ragione la concorrenza tra gli eventi di presentazione internazionale è diventata molto più aspra rispetto al passato: siamo entrati in una fase di potenziali grandi opportunità, che segna una discontinuità con gli ultimi 25 anni».

All’incontro  ha partecipato anche Claudio Marenzi, presidente di Smi (Sistema Moda Italia), che ha presentato i dati del 2013 relativi al comparto dell’abbigliamento maschile, che l’anno scorso ha raggiunto quota 8,6 miliardi di ricavi, in crescita dell’1% rispetto all’anno precedente. Per la moda uomo, tuttavia, sulla base delle rilevazioni campionare condotte da Smi, il 2014 sembra aprirsi con qualche ombra, legata in particolare alle ripercussioni dell’ultimo trimestre 2013.

Se si considerano gli ordini della primavera-estate 2014 si conferma un cedimento del mercato nazionale del 6%, ma anche degli ordinativi dall’estero (-2,6%). «Numeri a parte – è il messaggio di Marenzi – fa piacere che finalmente si parli di fare sistema e non di Firezne contro Milano. Noi siamo un Paese multicentrico: in Francia hanno solo Parigi, noi possiamo contare su due capitali della moda maschile. Così come loro hanno solo due grandi gruppi, mentre noi 54mila imprese».

 

an.bi. per Fashion magazine

 

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