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Il settore tessile-moda italiano nel 2015-16 (a cura di SMI)

maggio 13 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Biella, Carpi, Como, News, Prato

1. Il quadro generale

In attesa di completare la raccolta delle informazioni aziendali e di diffondere il bilancio settoriale definitivo per il 2015, ad oggi SMI conferma le stime rilasciate lo scorso dicembre.

Nel 2015 il fatturato del Tessile-Moda italiano resta interessato da una dinamica positiva, ma assiste ad un rallentamento del ritmo di crescita, stimato nella misura del +1,1% su base annua. Il turnover complessivo supererebbe così i 52,6 miliardi di euro.

Il favorevole, ma non entusiasmante, bilancio settoriale del 2015 risente del tono positivo, tuttavia moderato, sperimentato dall’export; del resto, nel corso dell’anno non sono mancate turbolenze politiche ed economiche a livello internazionale, che hanno ‘calmierato’ le dinamiche degli scambi. Inoltre, nonostante il rasserenamento dei consumi interni, il sell-out in Italia è rimasto ancora in territorio negativo.

Nel 2015 si è assistito ad una stabilizzazione in termini di aziende ed addetti al settore. Le prime dovrebbero portarsi a 47.280 circa (-0,7% corrispondente a -330 unità), mentre gli occupati passerebbero a 405.200 circa (-0,3%, ovvero -1.200 addetti).

Gli scambi con l’estero nel 2015

Nel corso del 2015 le vendite estere di Tessile-Moda hanno sperimentato una crescita del +2,1% medio annuo, superando così i 29 miliardi di euro. La dinamica positiva ha interessato sia l’export del ‘monte’ della filiera, in aumento del +1,9%, sia l’export del ‘valle’, che, similmente, ha chiuso l’anno a +2,1%.

Sul fronte import, nel 2015 i prodotti di Tessile-Moda mostrano un aumento del +5,4%, decelerando rispetto al +8% messo a segno nel 2014. Le importazioni dall’estero ammontano, pertanto, a 20,3 miliardi. In tal caso, il Tessile assiste ad una crescita del +2,7%, mentre l’Abbigliamento-Moda presenta un ritmo più vigoroso, corrispondente al +6,7%.

L’effetto combinato dei flussi commerciali in uscita e in ingresso dal nostro Paese ha determinato nel 2015 un ulteriore assottigliamento del surplus con l’estero; il saldo commerciale scende, infatti, a 8,7 miliardi di euro, sperimentando nei dodici mesi un decremento prossimo ai 460 milioni.

Sotto il profilo merceologico, si registra una generalizzata dinamica positiva (pur di entità contenuta), con la sola eccezione dei filati (-1,9%) e della calzetteria             (-11,4%). I tessuti, complessivamente considerati, non vanno oltre una crescita del +1%, mentre il tessile-casa archivia un +4,9%, pur restando sotto la soglia dei 500 milioni di euro. La maglieria vede un export in crescita del +4,7%, mentre l’abbigliamento confezionato non eccede il +1,7%.

Anche guardando all’import, solo i filati e la calzetteria presentano un decremento (rispettivamente pari a -1,2% e -2,4%). L’import di tessuti cresce del +3%, con un ritmo dunque non lontano dal +2,4% che ha interessato il tessile-casa. Il maggior dinamismo si riscontra per l’abbigliamento, in aumento del +7,1%, cui segue la maglieria a +6,8%.

Dal punto di vista geografico, nel 2015 l’export diretto nella UE cresce nella misura del +2,5%, mentre quello destinato alle aree extra-UE non supera il +1,6%. Sul fronte import, viceversa, più tonico risulta l’incremento delle aree extra-UE, che segnano un +6,8%, assicurando peraltro il 57,8% dell’import totale; la UE assiste, invece, ad un aumento del +3,6%.

Venendo ora all’analisi delle vendite estere per paese di destinazione, si rileva come Germania e Francia, anche nel 2015, si confermino i primi due mercati di sbocco del Tessile-Moda italiano, pur segnando rispettivamente una crescita contenuta al +1,1% e, viceversa, un calo del -1,8%. Sempre guardando ai mercati europei, va sottolineata, come già nel 2014, la performance del Regno Unito, in aumento del +10,5%; anche la Spagna si conferma positiva, archiviando un tasso di crescita del +7,5%.

Relativamente ai mercati extra-europei, l’export verso gli Stati Uniti, terzo mercato e primo non-UE, si è rivelato particolarmente favorevole, in virtù di un aumento pari al +17,3%, per un totale di oltre 2,1 miliardi. Hong Kong e Cina crescono rispettivamente del +13,1% e del +10%, mentre il Giappone, tornato interessato da un trend positivo, registra un +2,2%. Di contro, la Russia archivia un anno particolarmente critico, accusando una perdita del -31,2%.

Con riferimento ai partner di approvvigionamento, anche nel 2015, come da ormai diversi anni a questa parte, saldamente al primo posto resta la Cina, che, abbandonato il trend cedente del biennio 2012-2013, si mostra ancora in crescita nella misura del +5,6%, coprendo così il 22,6% dell’import totale di Tessile-Moda.

Le importazioni da Francia e Germania, secondo e terzo partner, sperimentano un andamento dicotomico, l’una in crescita del +10,8%, la seconda in flessione del      -1,6%. La Turchia, in quarta posizione, frena al +0,9%. Incrementi double-digit interessano, invece, così come nel 2014, l’import proveniente sia dalla Spagna (+10%) sia dal Bangladesh (+24,2%), per valori, peraltro, molto simili.

3. La congiuntura nel primo trimestre del 2016

Secondo l’Indagine Congiunturale svolta dal Centro Studi SMI su un panel di un centinaio di imprese operanti in tutti gli stadi della filiera Tessile-Moda, il 2016 si è aperto ancora una volta con segnali in chiaroscuro, che prospettano un anno nuovamente in salita per il settore.

Più che in passato, peraltro, i risultati emersi mediano, inevitabilmente, performance assai differenti che hanno caratterizzato i diversi comparti della filiera, ma soprattutto i risultati ottenuti dalle singole aziende, che, anche all’interno di medesimi segmenti di business, sono caratterizzate da dinamiche estremamente diversificate.

I dati qui commentati, pertanto, pur dando uno spaccato aggiornato del settore, non permettono di cogliere le tante sfumature e specificità, positive o negative che siano, che interessano le singole realtà a campione.

Premesso ciò, sulla base delle elaborazioni effettuate sui dati di fonte interna aziendale (pur ancora provvisorie e, pertanto, soggette a possibili rettifiche), da gennaio a marzo 2016 le aziende del Tessile-Moda a campione presentano un fatturato in debole aumento rispetto al medesimo periodo del 2015, sperimentando, nel complesso, una variazione pari al +0,3%.

Il mercato nazionale, pur in rallentamento rispetto al calo più deciso registrato nel primo trimestre del 2015, frena al -0,7%, mentre le vendite estere mostrano una crescita del +3%. Tra i segmenti best performer oltreconfine si annoverano la maglieria e l’abbigliamento, nonché la tessitura laniera. Viceversa, archiviano negativamente il primo trimestre, le aziende a campione operanti nella filatura laniera, nella tessitura serica e nel tessile-casa. La stessa nobilitazione resta confinata nell’intorno del -1%.

A livello produttivo il panel a campione fa registrare una variazione complessivamente in lieve calo dei volumi realizzati in Italia, mentre sul fronte occupazionale si conferma la stabilizzazione della forza lavoro in essere.

Nei primi tre mesi dell’anno in corso la raccolta ordini si rivela in flessione, evidenziando una variazione del -1,2%. In tal caso, il Tessile nel suo complesso segna un -0,5% (del resto crescono solo gli ordinativi della tessitura laniera), mentre l’Abbigliamento-Moda, visto il peggior andamento della raccolta interna, registra un decremento pari al -1,6%.

Gli  operatori del  settore, condizionati dalle molte incertezze di contesto, restano  estremamente cauti e prudenti. Dall’analisi del sentiment circa l’evoluzione della congiuntura nel breve termine, si rileva come un’ampia quota di intervistati, ovvero il 65% del campione, propenda per una “stabilità” delle condizioni di mercato. Confida in un ulteriore miglioramento, invece, il 19% del panel complessivo (con una quota più ampia nel caso del tessile), mentre risulta pari al 16%, e quindi minoritaria, la quota di quanti temono un peggioramento.

 

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