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L’analisi dei bilanci del sistema manifatturiero pratese: 2013, un anno in chiaroscuro

dicembre 16 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News, Prato

Come ogni anno, l’Unione Industriale Pratese ha elaborato i conti economici e gli stati patrimoniali delle società di capitali di tutta l’industria del distretto. Un lavoro complesso che oltre a passare attraverso l’acquisizione e il trattamento di un’enorme mole di dati ha richiesto, non soltanto per il tessile, una riclassificazione delle 1061 singole imprese manifatturiere iniziali secondo la logica della filiera pratese.

I risultati dei bilanci analizzati: andamento dei settori.
Il selezionato drappello delle imprese meccanotessili ha saputo capitalizzare il ciclo di investimenti dei paesi emergenti mettendo a segno un ulteriore anno di espansione dei fatturati (dopo il crollo del 2009) e di recupero della redditività, chiudendo con oltre l’85% delle imprese in utile. Su percentuali simili le imprese che producono accessori per abbigliamento (sciarpe, scialli, etc.) fra cui spicca il risultato, davvero notevole su scala assoluta, dell’azienda pratese best performer.
Nel tessile i settori più performanti si sono dimostrati i produttori di filati (84,4% di imprese in utile) e i produttori di tessuti per arredamento e speciali (80,4% di imprese in utile). Più contrastato il quadro dei produttori di tessuti (70,3% di imprese in utile) che hanno però smorzato la flessione aggregata dei fatturati (-2,6% sul 2012) con il miglioramento delle condizioni di acquisto sui mercati delle materie prime. Qualche miglioramento nei settori contoterzisti tessili ma con persistenti segni di difficoltà. Nel settore della nobilitazione soltanto il 67% delle imprese è riuscito a chiudere in utile, mentre nelle filature cardate questa percentuale ha finito per attestarsi poco sopra al 40% – anche se poche hanno forma giuridica di società di capitali, e quelle che è stato possibile analizzare sono un terzo del totale.
In contrazione i risultati di confezionimaglifici (rispettivamente 70,5% e 71,1% di imprese in utile) condizionati dalla dinamica asfittica dei consumi sul mercato interno e dalla debolezza di quelli europei; stesso discorso per le industrie alimentari (62,5% di imprese in utile nel 2013 dal 93% del 2012). In contrazione rispetto al 2012 i risultati della meccanica (escluso il meccanotessile): 79,5% di imprese in utile. Su discreti livelli la redditività lorda del gruppetto delle imprese della chimica e plastica (e con l’86,4% di imprese in utile); in miglioramento i risultati finali delle restanti imprese del manifatturiero (81% del 2013 contro il 76,2% del 2012).

Il peso della fiscalità
Lo studio ha analizzato l’impatto delle imposte mettendo in evidenza la persistenza di un distorsivo “effetto Irap”: considerando le imprese con un utile ante imposte positivo, i bilanci 2013 mostrano una relazione molto chiara tra peso della fiscalità e incidenza del costo del personale. Infatti quanto maggiore è l’organico e quindi il costo del personale, più elevato è il carico fiscale: un “effetto” che penalizza in modo particolare i settori contoterzisti tessili. Per questo aspetto sono attesi consistenti miglioramenti legati alle modifiche all’Irap, previste dalla Legge di stabilità 2015 in corso di approvazione.

Gli assetti finanziari
L’esame degli stati patrimoniali dei bilanci ha infine consentito di evidenziare la contrazione nei passivi del peso dei debiti bancari e un importante rafforzamento della patrimonializzazione netta.

Secondo Andrea Tempestini, Vicepresidente dell’Unione con delega al Centro Studi: “L’indagine dei bilanci è un lavoro importante perché rafforza gli strumenti di analisi del distretto che mettiamo a disposizione dei soci e della città. Il 2013 è stato un anno difficile ma proprio nei bilanci è possibile cogliere segnali positivi altrimenti meno percepibili; ci sono interi settori in progresso, e, individualmente, cogliamo l’esistenza numerose imprese eccellenti. Fondamentale è il dato del rafforzamento del patrimonio netto che deve esser letto insieme alla contrazione dell’indebitamento bancario nei passivi: questo significa che molti imprenditori pratesi credono nelle loro imprese, e che per far fronte alle difficoltà e all’alto costo del credito bancario non hanno esitato a metter mano al portafoglio. La relazione assurda tra peso delle imposte e costo del personale sottolineata una volta di più dallo studio avvalora la battaglia di Confindustria per l’introduzione della deducibilità del costo del lavoro dipendente a tempo indeterminato dalla base imponibile Irap. Una volta approvata la Legge di stabilità, questo provvedimento avrà ricadute benefiche consistenti per le imprese pratesi a maggior contenuto di forza lavoro.”

 

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