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La filatura italiana nel 2012-2013 a cura di Sistema Moda Italia

gennaio 23 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Biella, Carpi, Como, News, Prato

Nel 2012 la filatura  italiana vede interrompersi il trend favorevole ripartito nel 2010Il bilancio preconsuntivo del 2012

Dopo un biennio decisamente espansivo, con performance sostenute peraltro anche dai rialzi – via materie prime – cui avevano assistito i valori medi unitari dei filati sia importati sia esportati, nel corso del 2012, complice la mutata congiuntura, l’industria italiana della filatura cambia passo, sperimentando un ripiegamento dei risultati settoriali.

Per il fatturato settoriale si stima  una flessione del -7%

Lo stesso valore della produzione italiana (variabile questa che si propone di stimare il valore della sola produzione italiana al netto della commercializzazione dei filati importati), dopo i rimbalzi del 2010-2011, assiste ad un ridimensionamento, stimato in particolare in una variazione del -13,1%.Secondo le stime preliminari elaborate da SMI, il fatturato della filatura italiana (in questa accezione comprensiva della produzione di filati lanieri, cotonieri e linieri) dovrebbe infatti archiviare un decremento del -7% su base annua. D’altra parte, hanno perso tono sia la domanda estera sia soprattutto la domanda interna intra-filiera (il consumo apparente è stimato cedere il -18,5%). Tali dinamiche accomunano, pur, si sottolinea, con intensità molto differenti, il filato di lana (che contiene le perdite rispetto alla media settoriale) e di cotone, mentre fa eccezione il filato liniero (le cui performance si mantengono positive).

Sul fronte occupazionale, sulla base dell’elaborazione dei dati forniti dalle aziende rispondenti all’Indagine Campionaria SMI, la filatura laniera palesa contrazioni di lieve entità rispetto ai livelli del 2011, mentre nel caso della filatura cotoniera si devono registrare cali di un certo rilievo, su tassi a due cifre.

Nel 2012 l’export settoriale non ha brillato, anche se i temuti crolli non si sono verificati; il decremento delle vendite estere, secondo le previsioni, dovrebbe fermarsi al -7,5%. Complessivamente, pertanto, il fatturato estero settoriale dovrebbe restare al di sopra dei 900 milioni di euro.

Contestualmente l’import, dopo un biennio di crescita su ritmi estremamente vivaci, per l’anno 2012 è stimato in calo del -19,1%, corrispondente a poco più di 860 milioni di euro. Sul dato settoriale, come verrà più ampiamente dettagliato nel commento del commercio con l’estero nei primi nove mesi del 2012, grava in particolare il cedimento sperimentato dal filato di cotone.

A fronte del suddetto andamento dell’interscambio con l’estero, il saldo commerciale torna positivo per 58 milioni di euro, più che compensando quindi il deficit accusato lo scorso anno. Tuttavia, il risultato è da ascrivere in primis alle performance del filato cardato in lana; viceversa, se si guarda ai primi nove mesi del 2012, resta negativo (anche se in netto miglioramento rispetto al 2011) il saldo del filato di cotone, ma anche di lino e del pettinato in lana.

Focalizzando l’analisi sui primi nove mesi del 2012, sulla base dei dati ISTAT disponibili, si ottiene uno spaccato di maggior dettaglio relativamente all’interscambio con l’estero per le merceologie in esame.

Da gennaio a settembre 2012, i filati cardati hanno visto confermare la loro performance sui mercati esteri, risultando sostanzialmente stabili sui livelli del corrispondente periodo del 2011: l’export segna infatti un +0,4% a valore; tuttavia per il dato a volume si registra contestualmente un decremento di un certo rilievo, pari al -16,4%. Il risultato medio a valore cela un andamento dicotomico tra l’area intra-comunitaria (in calo del -11,8%) e l’area extra-comunitaria (in aumento del +8,1%), che assorbe oltre il 66% dell’export complessivo di filato cardato made in Italy; a volume, invece, entrambe le aree presentano una variazione negativa, anche se decisamente più gravosa per l’Unione Europea.

Hong Kong, confermandosi primo mercato di sbocco del filato cardato anche nel 2012, dopo il rallentamento dello scorso anno, è tornato a crescere su tassi prossimi al +21%. Sia Croazia sia Regno Unito, dopo il boom del 2011, segnano invece un calo, rispettivamente del -10,6% e del -9,9%. Se l’export verso la Romania cresce del +3,9%, sono soprattutto Turchia e Cina a mostrarsi dinamiche, con vendite estere dall’Italia in aumento rispettivamente del +25,1% e del +16,2%. Gli altri top-client, ovvero Portogallo, Germania, Bulgaria e Tunisia, presentano, invece, cedimenti non marginali.
Nel corso del 2012, le vendite estere di filato pettinato segnano un’inversione di trend rispetto al 2011: la flessione risulta del -7,1% a valore, cui corrisponde a volume un ben peggior -21,6%. Al contrario di quanto si è rilevato per il filato cardato, sia le piazze UE sia le piazze extra-UE si sono rivelate sfavorevoli: le prime, che assicurano il 51,2% dell’export di comparto, hanno ceduto il -5%, le seconde il -9,2%. Mentre il primo mercato per valore dell’export di filato pettinato, Hong Kong, presenta una flessione del -17,7%, l’export diretto in Cina, al terzo posto, cresce del +16%. Con riferimento, invece, a mercati di breve raggio, risulta in flessione l’export verso la Romania (-1,2%), la Germania (-9,5%), la Repubblica Ceca (-33,3%) e il Regno Unito (-5,5%), mentre le vendite in Francia sperimentano un incremento del +5,6%.

Sempre nei primi nove mesi del 2012 l’export di filati misti chimico/lana ha fatto registrare un decremento del -10,9% a valore e del -14,5% in tonnellate. Come per il filato cardato, a fronte di un calo marcato delle vendite intra-comunitarie  (-20%), l’export verso le aree extra-UE cresce del +5%, arrivando a coprire il 43% dell’export di comparto. Oltre il 20% dell’export di filati chimico/lana a valore risulta destinato alla Turchia, che, nonostante il calo del -14,7%, si mantiene al primo posto. Anche la Romania, secondo mercato, risulta interessata da un cedimento, pari al -25,6%. Cresce, invece, l’export verso l’Austria (+10,9%), mentre gli altri maggiori mercati UE segnano il passo. Pur su valori molto contenuti, si profila un buon dinamismo nel caso di Hong Kong e Cina.

Per quanto concerne i filati di cotone, i flussi di export hanno sperimentato un deciso ripiegamento, evidenziando nei primi nove mesi del 2012 un calo del      -21,2% a valore e del -19,4% a volume. Il mercato comunitario si mantiene preponderante (copre, infatti, il 69% dell’export di comparto) ma evidenzia una decrescita del -23,4%; le aree extra-UE calano, invece, del -15,9%. Come indicato in Tabella 3.3, tutti i principali mercati europei, dalla Germania alla Francia, dall’Austria alla Spagna alla Croazia hanno accusato nel periodo monitorato flessioni molto rilevanti. Solo la Repubblica Ceca, secondo sbocco, contiene il calo al  -2,4%.

Dopo i boom sperimentati dall’import di filati nel 2010-2011, sospinti dalla ripartenza della domanda interna, dalla ristrutturazione su scala internazionale della stessa offerta italiana di settore nonché dai rialzi delle materie prime, nei primi nove mesi del 2012 si assiste ad un forte e brusco ripiegamento, corrispondente al -23,5% a valore e al -22,8% in tonnellate.
Con riferimento ai filati cardati di lana, nei primi nove mesi del 2012 si evidenzia un decremento del -16,3%. I corrispondenti volumi calano, invece, del -17,2%. Primo supplier, la Cina, passata dai 3,4 milioni di euro del 2009 agli oltre 16 del 2011, presenta un cedimento del -25,2% (corrispondente a oltre 12 milioni), pur continuando a vantare un’incidenza sull’import totale di comparto del 33,1%. Come nel 2011, al secondo e terzo posto troviamo, quindi, Lituania e Regno Unito, in calo rispettivamente del -3,1% e del -34%. Pur per valori inferiori al milione di euro (con riferimento ai primi tre trimestri dell’anno) si registrano incrementi molto vigorosi dell’import di filati cardati da Romania, Ungheria e Turchia, nonché Perù o Hong Kong.

Anche l’import di filato pettinato mostra un tasso di decremento non marginale, evidenziando un -12,1%, che si acuisce in un -20,9% a volume. Tuttavia, va precisato come l’approvvigionamento intra-UE, che copre l’81,6% dell’import di comparto, contiene la flessione da -4,8% (-14,2% in quantità). Tradizionale primo partner (con una quota del 27,2%) si conferma la Germania: nei primi nove mesi del 2012 l’import, dopo l’aumento considerevole sperimentato nel corso del 2011, flette del -13,9%. Cala anche l’import dalla Bulgaria (-7,1%), secondo supplier, mentre si registrano incrementi di filati pettinati provenienti da Repubblica Ceca (+7,3%), Polonia (+8%) e Romania (+12,3%).
Nel caso dei filati misti chimico/lana, l’import flette del -17,7% a valore, mentre a volume del -20,4%. La Romania (primo partner con una quota del 55% circa), nel periodo monitorato presenta una flessione del -12,4%. Anche Bulgaria e Portogallo, secondo e terzo supplier di filati misti chimico/lana, risultano interessati da dinamiche negative, rispettivamente pari al -17,2% e -18,3%. E’ però la Turchia, scivolata al quarto posto, ad accusare il calo più accentuato, pari al -39,8%. In controtendenza, pur su valori contenuti, risultano la Spagna e la Polonia.
Con riferimento ai filati di cotone, l’approvvigionamento, tradizionalmente concentrato nelle aree extra-UE (che assicurano l’87,3% dell’import di questo filato) accusa il decremento più accentuato tra quelli delle tipologie di filati qui considerate: da gennaio a settembre 2012, l’import cede il -35,8% a valore e il  -24,6% in quantità, annullando il recupero del +34% sperimentato nel corrispondente periodo del 2011. Tutti i maggiori partner risultano colpiti da un ripiegamento dei filati cotonieri destinati all’Italia: l’import dalla Turchia arretra del -21,1%, dall’Egitto del -27,1%, dall’India del -38,9%, dalla Cina del -41,5%.

Dopo un biennio di ripresa, nel 2012 la filatura italiana ha perso quello slancio che, tuttavia, almeno con riferimento ai mercati esteri, dovrebbe riaffacciarsi proprio nel corso di quest’anno, pur su tassi non certo paragonabili a quelli del 2010-2011. L’occasione fieristica costituirà, pertanto, un importante “termometro” per capire gli orientamenti del mercato, ad oggi caratterizzato ancora da non poche incertezze.

Firenze, 23 gennaio 2013

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Pubblicazione a cura di Tessile & Moda Service – soc. Unipersonale

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