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La filatura italiana nel 2014-2015

luglio 6 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Biella, Carpi, Como, News, Prato

Il bilancio settoriale del 2014

Nel 2014, per il terzo anno consecutivo, l’industria italiana della filatura archivia un risultato negativo, sperimentando comunque, di dodici mesi in dodici mesi, una progressiva decelerazione. A sostanziale conferma delle stime rilasciate lo scorso Gennaio, come si evince dalla Tabella 1, nel 2014 il turnover settoriale cala del    -2% su base annua e si porta a 2,9 miliardi di euro circa.

Il bilancio settoriale risente del basso favore incontrato in ambito sia nazionale sia estero: se sui mercati internazionali il filato made in Italy ha faticato ancora, a livello italiano la domanda è rimasta comunque debole, depotenziando così le performance settoriali.

La filatura laniera si conferma il comparto preponderante, concorrendo all’81,4% del turnover settoriale, mentre il filato di cotone copre il 15,6%.

Analogamente al fatturato, anche il valore della produzione risulta in flessione, facendo registrare una variazione tendenziale del -2,7%.

Nel corso del 2014 l’export è rimasto caratterizzato da dinamiche di segno negativo: in diminuzione del -3,0%, scende a quota 871 milioni di euro (valore che aveva nel 2008). Sul dato di comparto incide in particolare il risultato della filatura laniera, che ha assistito ad un deterioramento del ritmo di calo, dal -3,1% del 2013 al -5,6% del 2014. Di contro, è tornato positivo il fatturato estero della filatura cotoniera (+1,9%), mentre quello della filatura liniera ha mostrato un rimbalzo, nell’ordine del +19,3%.

Contestualmente, l’import di filati ha chiuso l’anno confermando i livelli del 2013 (+0,3%), corrispondenti a 830 milioni di euro circa.

Di conseguenza, il saldo commerciale della filatura italiana si mantiene positivo, ma cala sensibilmente, scendendo a 38 milioni di euro. Tale surplus va ricondotto in primis al filato cardato, unitamente al filato per aguglieria; al contrario, nel 2014 restano negativi i saldi con l’estero dei filati cotonieri/linieri, nonché del pettinato laniero e dei chimici/lana.

Come anticipato, anche il mercato nazionale non si è rivelato pienamente soddisfacente: il consumo apparente, al lordo delle scorte, è stimato in calo, anche se in netto rallentamento (-1,2%) rispetto alle ben più gravose variazioni rilevate nel 2012-2013. La domanda domestica è risultata negativa in particolare per il filato in cotone, mentre ha contenuto le perdite nel caso del filato laniero (-0,9%); è tornata a crescere, infine, nel caso del filato liniero.

La congiuntura nel primo trimestre del 2015

Per la filatura italiana l’anno in corso si apre ancora con segnali in chiaroscuro. In particolare, sulla base delle rilevazioni ISTAT, nei primi quattro mesi del 2015 l’indice di produzione industriale ISTAT relativo alla filatura (Cod. ATECO CB 13.1) mostra una flessione non marginale, pari al -8,5%.

Con riferimento, invece, al trade con l’estero nel periodo gennaio-marzo 2015, l’export della filatura resta interessato da una dinamica di segno negativo ed accusa una nuova flessione, corrispondente al -4,1%. Nel medesimo periodo l’import registra, invece, una crescita pari al +1,2%. Il saldo trimestrale risulta, pertanto, negativo, per 11,6 milioni di euro.

Analizzando i risultati evidenziati dalle singole tipologie di filato in esame, nel primo trimestre del 2015 perdono terreno le vendite estere sia del filato laniero (-5,1%), sia del filato cotoniero (-2,4%), mentre quello liniero presenta un incremento (+4,2%). Più in dettaglio, in ambito laniero il filato cardato cede il -5,2%, quello pettinato il -3,9%, quello misto chimico/lana il -3,7%, infine l’export di filato per aguglieria flette del -10,7%.

Sul fronte delle importazioni dall’estero, viceversa, si assiste ad una crescita per il filato laniero sia cardato sia pettinato, rispettivamente in aumento del +9,4% e del +4,1%. L’import di filato misto chimico/lana frena, invece, al -0,5%. In flessione risulta, inoltre, l’approvvigionamento di filato di cotone, nella misura del -5,7%. Il filato di lino presenta, infine, un rimbalzo, pari al +30,6%.

Se si osservano i risultati in termini di quantità, l’export assiste ad una flessione di maggior gravità, complessivamente pari al -13,4%. Solo il filato cardato presenta una dinamica migliore a volume (-2,1%) rispetto a quella a valore, mentre tutte le altre tipologie di filato evidenziano cali piuttosto accentutati delle tonnellate, specie il pettinato (-12,9%) e il cotoniero (-19,7%). Analogamente, a volume, risultano cedenti anche le importazioni (-4,8%), a seguito dei decrementi significativi che hanno interessato i cardati (-15,2%) e i filati di cotone (-10,4%); di contro, nel periodo in esame aumenta l’import in quantità per i pettinati (+8,4%) e per quelli in lino (+15,1%).

In relazione ai principali mercati di sbocco, Hong Kong primeggia sempre come sbocco per i filati di lana cardati (assorbe il 31,3% del totale esportato dall’Italia) tornando, peraltro, interessato da una dinamica positiva pari al +15,6%. Crescono anche le vendite dirette in Regno Unito (+20,6%), Tunisia (+36,9%) e Portogallo (+56,1%); al contrario, la Croazia perde quasi il 50%.

Anche l’export di filati pettinati vede al primo posto Hong Kong, in crescita del +9,1%; la Romania, scesa in seconda posizione, flette invece del -33,1%; Germania e Francia cedono rispettivamente il -6,5% e il -20,1%, mentre la  Repubblica Ceca accelera al +21,9%.

Nel caso dei filati chimico-lana, Turchia e Croazia sperimentano decrementi dell’export italiano, nella misura del -1,8% e del -1,1%. Crescono, invece, le esportazioni dirette ad Hong Kong (+38,6%), Francia (+14,1%) e Romania (+64,8%)

Relativamente ai maggiori sbocchi dei filati di cotone, i primi due mercati, ovvero Germania e Repubblica Ceca, risultano in flessione, l’una del -3,8%, l’altra del                -9,1%. Incrementi double-digit interessano, invece, l’export diretto in Austria (+22,5%), Croazia (+18,3%) e Regno Unito (+37,7%).

Considerando l’approvvigionamento dall’estero, i cardati vedono come top supplier Lituania (+8,4%), Regno Unito (+3,1%) e Cina (+182,1%); i filati pettinati, stabili dalla Germania (+0,1%), evidenziano, invece, una crescita da Bulgaria (+26,3%) e Romania (+7,7%), ma registrano un calo da Repubblica Ceca (-15,3%) e Polonia  (-8,5%). I filati misti chimico/lana sperimentano una contrazione dell’import proveniente da Romania (-2,0%) e Bulgaria (-1,4%), oltre che dal Portogallo  (-36,7%), presentando, di contro, un incremento da Turchia (+23,2%) e India (+9,1%). Da ultimo, l’import di filati di cotone mostra un decremento nel caso della Turchia (-6,8%) e dell’India (-17,2%), mentre cresce con riferimento a Egitto (+2,8%), Cina (+5,2%) e Bosnia-Erzegovina (+84,9%).

Nel 2015, secondo le stime elaborate da Sistema Moda Italia, la filiera Tessile-Moda nel suo complesso dovrebbe assistere ad una prosecuzione del trend positivo; la filatura, tuttavia, appare faticare maggiormente rispetto ad altri comparti e potrebbe mantenersi in calo quanto meno per tutta la prima parte dell’anno.

Proprio l’occasione fieristica di Pitti Filati consentirà agli operatori di focalizzare meglio gli orientamenti dei buyer e intuire le prospettive che si potranno dischiudere nel più immediato futuro per il filato made in Italy, la cui qualità e il cui pregio costituiscono un plus sul mercato, in grado di attrarre ancora una volta il favore della domanda sia estera sia nazionale.

 

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