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La Filatura Italiana nel 2015-2016 (a cura di SMI Federazione Tessile e moda)

giugno 29 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News

Nota a cura di SMI Federazione Tessile e Moda – Centro Studi per: Pitti Immagine Filati

1.Il bilancio settoriale del 2015

Nel 2015, dopo un triennio in territorio negativo, l’industria italiana della filatura (laniera, cotoniera e liniera) vede confermare i livelli raggiunti nel corso del 2014: il turnover settoriale si assesta, infatti, sui 2,9 miliardi di euro. Rispetto alle stime rilasciate lo scorso Gennaio, allorquando ci si attendeva un calo nell’ordine del             -1,7%, il settore ha sperimentato una capacità di recupero ampiamente superiore alle aspettative.

La filatura laniera si conferma il comparto preponderante, concorrendo all’82,2% del turnover settoriale, mentre il filato di cotone copre il 14,8%, seguito dal filato liniero circoscritto al 3%.

Il bilancio settoriale media, tuttavia, gli andamenti contrapposti sperimentati da un lato dalla filatura laniera e dall’altro dalla filatura cotoniera. Mentre la prima, infatti, invertito il trend del periodo 2012-2014, archivia il 2015 segnando un lieve aumento  pari al +0,9%, la filatura cotoniera flette del -5,1%. Inoltre, la filatura liniera, dopo il rimbalzo a due cifre sperimentato nel corso del 2014, decelera al +1,1%.

Il valore della produzione chiude l’anno con un modesto decremento, facendo registrare una variazione del -0,8%, in deciso rallentamento dunque rispetto al biennio precedente.

Nel corso del 2015 l’export è rimasto caratterizzato da dinamiche di segno negativo, in progressivo miglioramento di mese in mese, fino alla virata di Dicembre. Tale andamento va ricondotto, in primis, alla filatura laniera (passata dal -5,0% del primo trimestre al +0,6% annuo), mentre quella cotoniera archivia l’anno in calo, al contrario di quanto sperimentato nel 2014. Nel complesso, le vendite oltreconfine della filatura, analogamente al fatturato, confermano sostanzialmente i livelli del 2014, ovvero 871 milioni di euro.

Contestualmente, l’import di filati palesa un incremento del +1,9%, salendo a 849 milioni di euro. Di conseguenza, il saldo commerciale della filatura italiana si mantiene complessivamente positivo, ma cala a 22 milioni di euro. Tale surplus va ricondotto principalmente al filato cardato (156 milioni), oltre che, pur marginalmente, al filato per aguglieria (74 milioni). Al contrario, nel 2015 si mantengono negativi i saldi con l’estero dei filati cotonieri/linieri (115 milioni), nonché del pettinato laniero (-46 milioni) e dei chimici/lana (-12 milioni).

Passando al mercato nazionale, il consumo apparente, al lordo delle scorte, mostra un timido segnale positivo ed è stimato in lievissimo aumento (+0,1%). La domanda domestica, ancora in flessione nel caso del comparto cotoniero (-3,9%), è risultata invece positiva per il filato in lana (+1,0%), oltre che per quello in lino (+8,1%).

Il commercio estero della filatura italiana nel 2015: analisi per comparto

La congiuntura nel primo trimestre del 2016

Per la filatura italiana l’anno in corso si apre ancora con segnali in chiaroscuro. In particolare, nei primi quattro mesi del 2016 l’indice di produzione industriale ISTAT relativo alla filatura (Cod. ATECO CB 13.1) mostra una discreta crescita, pari al +2,6%, sospinta dal dato del mese di febbraio ma soprattutto di aprile.

Con riferimento, invece, al trade con l’estero nel periodo gennaio-marzo 2016, l’export della filatura resta interessato da una dinamica piuttosto fiacca, pari al  -0,2%. Nel medesimo periodo l’import registra, invece, una crescita vivace pari al +4,6%. Il saldo trimestrale risulta, pertanto, negativo per 22,7 milioni di euro (ovvero quasi doppio rispetto al primo trimestre del 2015).

Analizzando i risultati evidenziati dalle singole tipologie di filato in esame, da gennaio a marzo 2016 perdono terreno le vendite estere del filato cotoniero             (-3,7%), mentre l’export della filatura laniera presenta un modesto incremento pari al +2,6% e quello della filatura liniera cresce del +7,8%. Più in dettaglio, in ambito laniero il filato cardato cede oltreconfine il -7,8%, quello per aguglieria il -9,6%; al contrario, il pettinato e il misto chimico/lana evidenziano crescite superiori al +7,0%.

Sul fronte delle importazioni dall’estero, viceversa, si assiste ad una crescita per il filato cotoniero (+4,6%) oltre che per quello liniero (+14,8%). Aumentano anche le importazioni di filato pettinato (+5,2%) e di filato per aguglieria (+33,3%). In controtendenza, invece, risulta in flessione la fornitura estera di filato cardato           (-8,0%) e di quello misto (-1,1%).

Se si osservano i risultati in termini di quantità, sia in termini di export sia in termini di import si rilevano dinamiche allineate rispetto a quelle a valore. L’export segna infatti a volume un -0,3%, mentre l’import cresce del +3,2%. Guardando alle signole tipologie di filato, i cali risultano più accentuati a volume, ad eccezione del filato di cotone, il cui export in termini fisici contiene il calo al -0,1%.

Sia il pettinato laniero sia il filato in lino crescono maggiormente a volume. Relativamente alle importazioni, solo il filato cardato in lana presenta un trend contrapposto a valore e a volume, dove palesa un aumento del +5,8%. Negli altri casi, le performance a volume risultano inferiori a quantità rispetto a quelle evidenziate a valore.

In relazione ai principali mercati di sbocco, Hong Kong primeggia sempre come sbocco per i filati di lana cardati (assorbe il 29,8% del totale esportato dall’Italia) tornando, tuttavia, interessato da una dinamica riflessiva pari al -12,2%. Crescono, invece, le vendite dirette in Regno Unito (+5,8%), Romania (+37,1%) e Turchia (+51,4%); al contrario, la Croazia, dopo la perdita del -50% accusata nel 2015, decelera al -8,9%.

Anche l’export di filati pettinati vede al primo posto Hong Kong (con un’incidenza sul totale del 18,9%), in crescita del +7,6%; la Romania, in seconda posizione, dopo le forti perdite del primo trimestre 2015, recupera un +5,0%. La  Repubblica Ceca vede la prosecuzione di dinamiche molto sostenute (+44,7%). Se da un lato la Francia presenta un export in crescita del +12,8%, la Germania cede il -25,6%.

Nel caso dei filati chimico-lana, la Croazia, prima destinazione con uno share del 14,7%, presenta un mini-boom (+78,7%). Hong Kong, secondo mercato, cresce invece del +14,4%. Crescite di rilievo interessano anche Austria e Spagna (rispettivamente +22,3% e +90,2%), mentre la Turchia flette del -27,2%.

Relativamente ai maggiori sbocchi dei filati di cotone, la Germania, prima destinazione, mostra un decremento del -11,8%; cala del -3,1% anche l’export verso il Regno Unito (al terzo posto). Di contro, evoluzioni positive interessano la Repubblica Ceca (+4%), la Francia (+13,6%), nonchè la Spagna (+8,9%).

Considerando l’approvvigionamento dall’estero sempre nel gennaio-marzo 2016, i cardati vedono il Regno Unito, cresciuto del +2,3%, superare la Lituania, calata invece del -16,1%: ciascuna con una quota superiore al 30%, queste due Nazioni coprono complessivamente il 66,8% dell’import di comparto. Dopo il boom dello scorso anno, flette in maniera significativa anche l’import dalla Cina (-33,1%), mentre si incrementa quello dalla Polonia (+12,8%).

L’import di filati pettinati proveniente dalla Germania registra nel periodo in esame un aumento del +1,5%; la Bulgaria, secondo supplier, frena al -0,9%. Polonia e Repubblcia Ceca, terzo e quarto fornitore, si mostrano in crescita, rispettivamente del +57,1% e del +14,1%. Romania e Thailandia crescono entrambe del +8,7%.

I filati misti chimico/lana sperimentano un incremento dell’import proveniente dalla Romania, nella misura del +9,7%, assicurando così il 49,5% del totale importato di questo semilavorato. Arretrano, invece, sia la Bulgaria (-18,3%) sia la Turchia (-6,6%). L’import dal Portogallo archivia una variazione pari al +20,1%.

Da ultimo, con riferimento all’import di filati di cotone si assiste ad una crescita di tutti i 4 primari fornitori: la Turchia, da cui proviene il 30% del totale importato di comparto, registra un +10,7%, l’Egitto, a quota 19,1%, un +2,1%, l’India, con un’incidenza del 13,8% cresce del +2,3%, la Cina, a quota 12,4%, del +13,4%

Nel 2016, secondo le stime elaborate da Sistema Moda Italia, la filiera Tessile-Moda nel suo complesso dovrebbe assistere ad una prosecuzione del trend positivo, pur su ritmi molto modesti (+1% nei dodici mesi). Proprio l’occasione fieristica di Pitti Filati consentirà agli operatori di focalizzare meglio gli orientamenti dei buyer e intuire le prospettive che si potranno dischiudere nel più immediato futuro per il filato made in Italy, la cui qualità e il cui pregio sotto il profilo estetico e innovativo costituiscono un plus sul mercato, in grado di attrarre ancora una volta il favore della domanda sia estera sia nazionale.

Firenze, 29 giugno 2016

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Pubblicazione a cura di Tessile & Moda Service – soc. Unipersonale

La presente pubblicazione (in seguito Documento) è opera esclusiva ed originale di Federazione SMI (Federazione delle imprese tessili e moda italiana, aderente a Confindustria) per conto di Tessile & Moda Service – soc. Unipersonale. Federazione SMI è impegnata in numerose attività aventi ad oggetto la tutela e la promozione degli interessi di categoria delle imprese tessili-moda. Il Documento è destinato ad essere distribuito via posta, elettronica o ordinaria, e non può essere ridistribuito, riprodotto, pubblicato o alterato in alcuna delle sue parti da soggetti non espressamente autorizzati. Tutti i diritti di autore sono riservati. Il Documento ha finalità puramente informative e non rappresenta né un’offerta né una sollecitazione ad effettuare alcuna operazione. Le informazioni, le opinioni, le valutazioni e le previsioni contenute del Documento sono state ottenute o derivano da fonti che Federazione SMI ritiene attendibili, ma che non costituiscono in alcun modo una forma di garanzia, sia implicita sia esplicita e di cui, pertanto, Federazione SMI e Tessile & Moda Service – soc. Unipersonale non si ritengono responsabili.

 

 

 

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