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La filatura Italiana nel 2016/2017 (Studio a cura del Centro Studi di Sistema Moda Italia

giugno 27 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Biella, Carpi, Como, News, Prato

  1. 1. Il bilancio settoriale del 2016

Il 2016 non si è rivelato un anno particolarmente favorevole all’industria italiana della filatura (in questa accezione comprensiva della produzione di filati lanieri, cotonieri e linieri), che dopo l’assestamento raggiunto nel 2015, torna in territorio negativo. Sulla performance settoriale ha inciso negativamente la domanda estera, mentre quella nazionale si è rivelata positiva.

Secondo le elaborazioni effettuate da SMI, il fatturato della filatura sperimenta una contrazione media annua pari al -2,7%, che porta il giro d’affari a poco più di 2,8 miliardi di euro. Tale dinamica conferma, dunque, le stime rilasciate lo scorso Gennaio in occasione della precedente edizione di Pitti Filati, allorquando ci si attendeva una chiusura d’anno nell’ordine del -2,6%.

La filatura laniera si conferma il comparto preponderante, concorrendo all’82,5% del turnover settoriale, mentre il filato di cotone copre il 14,6%, seguito dal filato liniero circoscritto al 2,9%.

Nel corso del 2016 il trend negativo ha interessato tutte e tre le tipologie di filato qui considerate, anche se un distinguo va fatto con riferimento al ritmo di caduta sperimentato.

Se da un lato la filatura laniera cede il -2,4% invertendo così l’evoluzione positiva raggiunta nel 2015, dall’altro sia la filatura cotoniera sia la filatura liniera presentano un tasso di caduta quasi doppio, superiore al -4%.

Il valore della produzione realizzata in Italia si conferma riflessivo e presenta una variazione pari al -3,3%, in peggioramento rispetto al biennio precedente.

Nel corso del 2016 i mercati esteri hanno deluso: nonostante il primo trimestre si fosse rivelato favorevole quanto meno per i filati lanieri e linieri, di mese in mese si sono progressivamente manifestate delle criticità con tutti e tre i comparti scesi in territorio negativo. Le esportazioni settoriali archiviano, pertanto, nei dodici mesi una contrazione pari al -4,9% , che riduce il fatturato estero a 828 milioni di euro. Come indicato in Tabella 2, tutte le tipologie di filato qua esaminate hanno mostrato delle flessioni, comprese tra il                 -0,6% del filato pettinato e il -15,7% del filato per aguglieria.

Parallelamente l’import palesa un incremento piuttosto vivace, nella misura del +3,8%, salendo a 881 milioni di euro. Ad eccezione del filato misto chimico-lana (-0,3%), le altre merceologie assistono tutte a degli aumenti ovvero +10,0% il filato per aguglieria, +8,3% il filato di lino, rispettivamente +1,5% e +6,6% il filato cardato e pettinato in lana.

Di conseguenza, il saldo commerciale della filatura italiana, positivo nel periodo 2012-2015, torna in deficit per 54 milioni di euro.

Del resto, oltre all’andamento dicotomico di export ed import a livello complessivo, va pur notato che il surplus commerciale caratterizza la sola filatura laniera (119 milioni di euro), valore non più in grado di compensare i deficit propri del filato cotoniero e liniero.

Passando all’analisi del mercato nazionale, il consumo apparente, al lordo delle scorte, dopo l’assestamento dello scorso anno, si rivela invece in moderata crescita, archiviando un +0,8%.  Più nello specifico, la domanda domestica è risultata, invece, positiva per il filato in lana e per quello in lino, mentre il filato cotoniero ha mostrato una decelerazione del calo.

La congiuntura nel primo trimeste del 2017

Per la filatura italiana il 2017 si apre ancora in salita. Nel primo trimestre l’indice di produzione industriale ISTAT relativo alle attività di filatura (Cod. ATECO CB 13.1) fa registrare un decremento tendenziale pari al -4,8%; il mese aprile, invece, la produzione torna a crescere, nella misura del +2,9%. I primi quattro mesi si archiviano, quindi, con una dinamica pari al -1,5%.

Con riferimento, invece, al trade con l’estero nel periodo gennaio-marzo 2017, l’export della filatura resta interessato da una dinamica negativa, pari al -3,6%. Nel medesimo periodo anche l’import cambia passo e registra un lieve calo, pari al -0,7%.  Il saldo trimestrale risulta, pertanto, negativo per 29,1 milioni di euro (ovvero circa 6,4 milioni in più al primo trimestre del 2016).

Analizzando i risultati evidenziati dalle singole tipologie di filato qui considerate, si rilevano tuttavia andamenti differenziati. Da gennaio a marzo 2017 perdono terreno le vendite estere del filato laniero cardato e misto chimico/lana, in calo rispettivamente del -5,7% e del -9,2%, mentre il filato per aguglieria cede oltre il -17,0%. Fa eccezione il filato laniero pettinato, il cui export frena al +0,2%. Lo stesso filato cotoniero assiste ad un ritorno alla crescita del fatturato estero, in aumento del +2,1%. Di contro, il filato in lino segna un decremento pari al -13,3%.

Sul fronte delle importazioni dall’estero, si rilevano flessioni significative per il filato liniero (-19,0%) e per il filato per aguglieria (-20,8%). Relativamente al comparto laniero, l’import di filato pettinato cede il -2,2%, mentre quello di cardato e misto poco più del +1,0%. In controtendenza, come nel caso dell’export, il filato cotoniero risulta interessato da un incremento, pari al +6,2%.

Se si osservano i risultati in termini di quantità, l’export palesa un calo di maggior entità a volume (-4,3%); l’import, invece, assiste ad un lieve aumento (+0,3%). Guardando alle singole tipologie di filato, crescono le quantità esportate di filato cardato (+2,6%) e per aguglieria (+1,5%), mentre tutte le altre tipologie risultano interessate da cali, più gravosi per i misti chimico/lana e i linieri.  Considerando le importazioni, crescono i volumi (così come i valori) dei filati di cotone, nonché dei misti. Le variazioni più forti, prossime al -20%, si rilevano invece per filati cardati e linieri.

Si passa ora all’analisi dell’andamento per mercato di sbocco con riferimento alle singole tipologie di filato qui in esame. Hong Kong primeggia sempre come sbocco per i filati di lana cardati (assorbe il 18,8% del totale esportato dall’Italia) pur restando interessato da una dinamica negativa di particolare entità, pari al -40,6%. Oltre al Regno Unito, in aumento del +1,1%, fa da contro altare la Croazia, che registra una crescita del +50,8%. Variazione in aumento si archivia anche per la Romania (+9,0%), mentre frena al -0,7% la Tunisia.

Anche l’export di filati pettinati vede al primo posto Hong Kong (con un’incidenza sul totale del 19,8%), per un valore tuttavia quasi doppio rispetto a quello dei cardati, in virtù di una    crescita del +5,3%. Di contro, Romania e Repubblica Ceca assistono a contrazioni non marginali, rispettivamente pari al -18,5% e al -23,8%. La Francia sperimenta, invece, un calo del -3,5%. Infine la Turchia cresce del 33,5%, assorbendo poco più del 7% dell’export di comparto.

Al contrario di quanto rilevato per i filati cardati, i filati misti chimico/lana presentano un decremento piuttosto accentuato verso la Croazia (-33,8%).  A ciò, si contrappone l’andamento dell’export diretto in Austria, che grazie ad un +10,8% raggiunge proprio la Croazia, e diretto in Bulgaria (+37,2%).

Relativamente ai principali sbocchi dei filati di cotone, la Germania e la Repubblica Ceca, prime due destinazioni, mostrano una flessione del -3,8% e del -5,4%. In area negativa, si riscontrano anche Francia (-1,4%) e Spagna (-5,3%). Cresce, invece, del +29,2% l’export diretto in Croazia.

Considerando l’approvvigionamento dall’estero sempre nel gennaio-marzo 2017, i primi te supplier, in grado di assicurare l’85% dell’import di filato cardato, sperimentano tutti un’evoluzione positiva: il Regno Unito cresce del +8,6%, la Lituania del +3,6% e la Cina del +5,4%. Risultano, invece, in calo Polonia (-13,9%) e Ungheria (-38,2%).L’import di filati pettinati proveniente dalla Germania registra nel periodo in esame un decremento del -13,4%; una variazione del +13,8% interessa invece la Polonia. L’import proveniente dalla Bulgaria perde il -7,7%.  Romania e Repubblica Ceca si muovono, invece, su un’ampia forbice, crescendo l’una del +18,8%, l’altra del +0,2%.

Il 49% circa dei filati misti chimico/lana d’importazione proviene dalla Romania, che nel periodo in esame segna un -2,0%. Evidenziano delle dinamiche negative anche Bulgaria (-17,2%) e Turchia (-0,3%), paesi che coprono ciascuno circa il 13% dell’import di comparto. Per il Portogallo si rileva, invece, un aumento pari al +4,0%.

Nei primi tre mesi del 2017, la Turchia ha assicurato il 34,5% dei filati di cotone di importazione, crescendo del +22%. Segue l’Egitto, in calo però del -6,4%. Su valori simili troviamo Cina ed India, che mostrano un incremento pari al +33,8% e al +8,3%. Continua a farsi strada il Pakistan, in aumento del +19,4%.

 

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