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“L’affossamento europeo del Made in e il silenzio del Governo italiano”

ottobre 26 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Biella, Carpi, Como, News, Prato

Dichiarazione di Michele Tronconi (Presidente di Sistema Moda Italia):

“La decisione della Commissione Europea riguardante lo stralcio del regolamento ‘Made in’ è irresponsabile. Il silenzio del Governo italiano è preoccupante”

Milano, 25 Ottobre 2012 – “La decisione della Commissione europea di stralciare la proposta di regolamento UE sull’etichettatura obbligatoria per i prodotti provenienti da Stati extraeuropei, mi ha profondamente deluso. Mi colpisce ancora di più, perché non poteva giungere in un momento meno opportuno, con l’industria Tessile e Abbigliamento che fatica quotidianamente ad uscire dalle secche della crisi economica e del declino dei consumi europei.

Spiace constatare come, ancora una volta, le Istituzioni politiche che dovrebbero essere vicine ai cittadini ed alle imprese, abbiano invece deciso di voltarsi dall’altra parte, cancellando con un tratto di penna anni di faticose battaglie in nome della trasparenza, a beneficio di consumatori e imprese, italiani ed europei. Francamente ho difficoltà a capire il significato di alcune decisioni che, irresponsabilmente, contraddicono ogni logica e buon senso: come si fanno a preservare posti di lavoro nella UE e a promuovere la crescita economica se non si valorizza la produzione europea, consentendo ai consumatori dei 27 Stati membri di compiere scelte di acquisto libere e pienamente informate?

Anziché parificare i consumatori europei a quelli di altri Paesi, quali USA, Giappone, Cina, Canada, Australia, finiamo per farci del male da soli, promuovendo opacità e masochismo a scapito di trasparenza ed efficace regolamentazione.

L’amarezza che provo è ancora maggiore, perché decisioni come quella assunta dalla Commissione UE martedì scorso non sono purtroppo fenomeni isolati. Brucia ancora la sconfitta subita sul fronte del Pakistan, ai cui prodotti altamente competitivi la UE ha concesso in maniera immotivata ingresso a dazio zero sul territorio comunitario. E dobbiamo ringraziare il Parlamento Europeo se in quell’occasione siamo riusciti a contenere in parte i danni. Con l’impulso determinante di alcuni coraggiosi parlamentari italiani a Bruxelles, in prima fila nella lotta a favore del Made in, il Parlamento Europeo è l’unica istituzione comunitaria che ha ancora a cuore gli interessi del comparto manifatturiero e che testimonia con la sua azione il significativo divario esistente fra l’Europa dei popoli e quella dei Governi.

Mi chiedo, infatti, dove fosse il Governo italiano quando si è trattato di opporsi allo stralcio del regolamento. Perché non ha potuto, o non ha voluto, sostenere gli interessi di chi assicura posti di lavoro in Italia e nella UE, spesso a costo di grandi sacrifici? Qual è il messaggio che si vuol far passare? Se alla base c’è un disegno di politica economica che può fare a meno del manifatturiero, ci dicano in quali nuovi settori potranno trovare lavoro tutti quelli che lo perderanno nei comparti del made in Italy, a partire dal Tessile e Abbigliamento.”.

 

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