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Le macchini tessili italiane: dall’innovazione nuovi spunti per crescere

giugno 27 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News

L’Assemblea annuale dei costruttori di macchinario tessile decreta la ripresa del settore: +26% nel 2010. L’Osservatorio Acimit, presentato nel corso dell’Assemblea, individua alcuni settori emergenti a livello innovativo, dai quali l’intera filiera tessile può trarre spunti per un’ulteriore crescita

 Il tessile rappresenta un fattore chiave per lo sviluppo tecnologico della società, attuale e futura, in ragione dell’ampiezza delle sue applicazioni. L’integrazione di nuove tecnologie, insieme all’evoluzione di processi e prodotti, ha permesso di ampliare le applicazioni ed il mercato dei prodotti tessili, che oggi rappresentano una soluzione flessibile e hi-tech anche in alcuni settori industriali fino a poco tempo fa difficilmente prevedibili, quali i trasporti, l’aerospazio, il biomedicale, le costruzioni.

Partendo da queste basi, la nona edizione dell’Osservatorio Acimit, presentato nel corso dell’Assemblea ACIMIT, ha analizzato il potenziale generato dalle nuove tecnologie che costituiscono un importante fattore per lo sviluppo del settore. Attraverso le contaminazioni positive che queste possono avere nella filiera tessile, si possono conferire sia ai processi che ai prodotti le caratteristiche e le prestazioni necessarie a realizzare nuove soluzioni.

Nel focus dell’Osservatorio Acimit l’analisi di tali opportunità, unita con un’analisi estesa di scenario e brevettuale, ha permesso di individuare alcuni settori emergenti, tecnologicamente avanzati, che riscuotono grande interesse nella ricerca a livello mondiale e che possono garantire alla filiera tessile nuovi orizzonti e obiettivi di miglioramento: le nanotecnologie, i materiali compositi, i materiali intelligenti, le tecnologie di funzionalizzazione e le biotecnologie.

L’innovazione quale fattore distintivo del meccanotessile italiano è stata al centro del dibattito che ha seguito la presentazione dell’Osservatorio Acimit. Tra gli ospiti Mario Moretti Polegato, presidente di Geox, ha sottolineato l’importanza della tecnologia al servizio del genio creativo italiano ed ha indicato come fattore cruciale per la competitività sui mercati internazionali la bravura dell’imprenditore più che la dimensione aziendale.

Franco Bologna della Manifattura del Seveso (leader in Europa nella legatoria, cartotecnica e packaging di lusso) e Giuseppe Pezzini della PielleItalia, attiva nello sportwear di nicchia, hanno testimoniato due paradigmi innovativi.

La prima azienda attraverso processi innovativi ha ultimamente intrapreso una diversificazione di prodotto. La seconda, invece, ha avviato un percorso di crescita che, basandosi sulla conoscenza del mercato tessile tecnico, prevede lo sviluppo di nuove tecnologie di processo (funzionalizzazione dei tessuti, nuovi materiali) direttamente impiegabili in nuovi prodotti di abbigliamento dalle caratteristiche innovative. Carmelo Zocco dell’azienda Arioli e Michele Riva a rappresentare il gruppo Reggiani, hanno portato la testimonianza di due aziende meccanotessili particolarmente attive nel campo dell’innovazione.

“Oggi – afferma Sandro Salmoiraghi, Presidente di Acimit – si è discusso delle contaminazioni positive che le nuove tecnologie possono avere per la nostra filiera. Adesso, in simbiosi con le aziende tessili a noi più vicine, occorre svilupparle per creare nuovi prodotti. Un’idea sottoscritta in pieno da Michele Tronconi, presidente di Sistema Moda Italia che, partecipando alla tavola rotonda, ha evidenziato l’importanza del meccanotessile all’interno della filiera italiana.

A questo scopo è necessario un nuovo patto tra chi costruisce le macchine, chi le utilizza, chi consuma il prodotto finale, in modo da stimolare la ripresa dell’intera filiera” ha proseguito Salmoiraghi.

Una filiera, quella del tessile/abbigliamento, che nel 2010 ha ripreso a crescere. Da parte sua l’industria meccanotessile italiana ha chiuso l’anno passato con un incremento della produzione pari al 26%, superando i 2,4 miliardi di euro. Il valore non si avvicina ancora ai livelli pre-crisi del 2007, ma è confortante per i costruttori italiani avere arrestato il trend negativo che ha contraddistinto il biennio 2008-2009.

Il recupero è dovuto sia al buon andamento delle vendite sui mercati esteri (+27% sul 2009) che alla ripresa del mercato interno (+36%). La percentuale delle esportazioni sul totale fatturato resta elevata (79%) anche nel 2010, a testimonianza della spiccata internazionalizzazione del settore.

Anche il 2011 si è aperto con segnali confortanti. Nel primo trimestre l’indice degli ordini è cresciuto rispetto al medesimo periodo 2010 del 41,9%. Le aspettative per fine anno restano positive. Nei principali mercati esteri la domanda di nuovi macchinari o di upgrading di quelli esistenti resta sostenuta. Ciò fa prevedere per il 2011 un ulteriore incremento dei livelli produttivi.

“Ma innovazione e internazionalizzazione non sono sufficienti – conclude Salmoiraghi – per presidiare un mercato mondiale dove la concorrenza è sempre più agguerrita. La soluzione allora è quella di crescere: dimensionalmente, finanziariamente, managerialmente. Unendo idee, prodotti innovativi, strutture dinamiche e solide si può puntare a presidiare con successo mercati lontani”.

Uno degli strumenti per raggiungere una dimensione ottimale è rappresentato dalle Reti d’Impresa, argomento caro ad Aldo Bonomi, Vice Presidente di Confindustria, intervenuto ad aprire i lavori della mattinata.

 L.S.

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