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Macchine tessili: nuove frontiere per l’internazionalizzazione

luglio 2 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News

L’industria meccanotessile italiana cerca nuovi mercati di sbocco per crescere ulteriormente. All’Assemblea annuale di ACIMIT è stato presentato lo studio sullo scenario del commercio internazionale di tessile-abbigliamento al 2020. Raffaella Carabelli, presidente ACIMIT: “Il panorama a medio termine mostra l’ascesa di nuovi Paesi come hub produttivi. Le nostre aziende pronte a intercettare l’ulteriore domanda di tecnologia tessile”.

Riprendere un percorso di crescita interrotto due anni fa, puntando sulle caratteristiche strutturali del meccanotessile italiano (innovazione e ricerca, versatilità, alto livello tecnologico), ma anche su una più forte spinta all’internazionalizzazione per intercettare nuove opportunità di business sui mercati emergenti. Questa la mission per i costruttori italiani di macchine tessili, riunitisi oggi a Milano per l’Assemblea annuale di ACIMIT (l’Associazione che ne rappresenta la quasi totalità).

Nel 2013 è proseguita la contrazione dell’attività produttiva del settore già evidenziata l’anno precedente (-6% rispetto al 2012, per un valore di 2,3 miliardi di euro). Sul risultato finale pesa prevalentemente un mercato interno stagnante e la flessione dell’export (-5%), dovuta alla debolezza dei principali mercati esteri (Cina e India). Si è poi aggiunto l’effetto prodotto dall’apprezzamento dell’euro nei confronti di alcune valute locali, che ha frenato le vendite nei rispettivi Paesi.

L’industria italiana delle macchine tessili resta ai vertici mondiali, ma deve tenere testa ad una concorrenza agguerrita, con la Cina in crescita, sia quale mercato di riferimento a livello mondiale, che quale fornitore di tecnologia. “Pur mantenendo delle nicchie di eccellenza riconosciute a livello mondiale, spiega Raffaella Carabelli, presidente di ACIMIT, il nostro settore deve attrezzarsi per affrontare uno scenario in forte evoluzione. Dobbiamo, ancor più che in passato, puntare su innovazione e ricerca e sulla nostra capacità di interpretare, prima dei concorrenti, i segnali che provengono dal mercato. In un contesto, dove prodotti e mercati si affacciano con estrema rapidità, le imprese meccanotessili sono chiamate a reagire con altrettanta velocità, per precedere la concorrenza, per mantenere le posizioni o per consolidarle”, continua Carabelli.

Ecco, quindi, il motivo per cui l’Osservatorio ACIMIT 2014, dal titolo ”Il commercio mondiale di tessile-abbigliamento: uno scenario al 2020“, presentato durante la parte pubblica dell’Assemblea, è stato dedicato agli scambi internazionali nelle diverse aree di business del tessile-abbigliamento, illustrandone l’evoluzione fino al 2020.

Lo scenario previsivo a medio termine conferma la leadership assoluta della Cina nel commercio mondiale del settore e un suo rafforzamento anche nei prodotti Technology Based (tessile tecnico, abbigliamento sportivo e underwear tecnico) e non solo nelle Commodity (filati, tessuti a maglia, tessuti a trama). Altra evidenza dello studio, realizzato dalla società di consulenza StudiaBo, è la predominanza dei fattori price nella competizione internazionale anche nei prossimi anni. Ci sarà, dunque, un rafforzamento delle quote di commercio mondiale complessivamente detenute dai Paesi a basso costo del lavoro. In particolare, sono attesi progressi da parte di Vietnam e Cambogia (soprattutto nei prodotti Fashion Based, comprendenti abbigliamento esterno, biancheria intima, calzetteria). Più in generale, sui segmenti low-price si prevede la possibilità di un elevato turn-over, con l’emergere di nuovi Paesi concorrenti a basso costo, in un contesto competitivo molto selettivo che tenderà a premiare, come accade già oggi, convenienze di costo di breve periodo.

Per le imprese del tessile-abbigliamento dei Paesi ad alto costo del lavoro la sfida sarà necessariamente giocata sulla capacità di orientare i propri modelli di business nel cogliere al meglio i macro-trend in atto nel mercato. Lead-time, produzioni di qualità inserite in filiere integrate, competenze di prodotto, ma soprattutto di mercato e organizzative, appaiono i principali fattori critici di successo, che tenderanno a premiare i modelli organizzativi più innovativi, orientati alla costruzione di reti lunghe di competenze, alla comprensione dei bisogni e dei cambiamenti in atto nei gusti del consumatore, alla capacità di servire velocemente i mercati di sbocco.

Per i costruttori italiani di macchine tessili crescerà l’importanza delle competenze “trasversali” e di mercato, che consentono di lavorare in stretta collaborazione con gli end-user nello sviluppo di nuove applicazioni tecniche e di nuovi prodotti “belli e ben fatti”. Non da ultimo, la (ri)scoperta delle economie di prossimità potrà abilitare una manifattura integrata di qualità e un modello produttivo e distributivo veloce e flessibile in grado di abbattere i tempi di risposta alle sollecitazioni del mercato.

Sulla base delle evidenze dello studio si sono confrontati nel corso della Tavola Rotonda, che ha fatto seguito alla presentazione dell’Osservatorio, oltre alla Presidente di ACIMIT, il prof. Marco Fortis (Vice Presidente della Fondazione Edison), il dr. Claudio Marenzi (Presidente di Sistema Moda Italia) e il dr. Sergio Tamborini (Amministratore Delegato del Gruppo Marzotto).

La presidente Carabelli ha sottolineato il ruolo che riusciranno a ritagliarsi in futuro i Paesi a più antica industrializzazione tessile, come quelli europei e gli Stati Uniti: “Il tessile mostra un forte dinamismo anche in questi Paesi, soprattutto grazie all’utilizzo dei suoi prodotti in campi applicativi diversi da quelli tradizionali. Dobbiamo guardare l’esempio che ci viene da oltreoceano, spiega Raffaella Carabelli. Negli Stati Uniti si assiste ad una ripresa del tessile frutto di una politica che ora intende privilegiare il ritorno della manifattura nel Paese. Creare una situazione analoga, anche in Italia, spetta alle autorità competenti, sostenendo con misure adeguate una filiera che resta fiore all’occhiello del nostro Paese”, conclude Carabelli. I lavori sono stati chiusi dal Vice Ministro Carlo Calenda.

 

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