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Marchi contraffatti, dieci arresti. Cina? No, tutto fatto a Como

luglio 11 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Como, News

COMO Sono numeri incredibili quelli dell’operazione che in queste ore ha consentito alla guardia di finanza di demolire un sorprendente giro di merce contraffatta, 25 mila capi finiti sotto sequestro, tra scarpe, giubbotti, pullover, magliette, piumini e accessori, una volta tanto made in Como, e non in Cina. La sorpresa è proprio questa: tutta roba “nostra” realizzata qui, a cavallo con la provincia di Varese, dal primo passaggio, cioè dall’acquisto del tessuto grezzo, fino all’ultimo, quello della vendita al dettaglio in negozi di abbigliamento specializzati.

Al termine di una indagine che le fiamme gialle del gruppo di Ponte Chiasso hanno condotto per un anno e mezzo, sono state denunciate 44 persone, tra le quali 28 residenti nel Comasco, con 10 ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip Alessandro Bianchi su richiesta del sostituto procuratore Giuseppe Rose.
I nomi, per cominciare: in carcere sono finiti Pietro Versace, 52 anni di Gironico, Gianpietro Manara, 36 anni di Cadorago, l’algerino quarantenne Adel Brahami, con residenza a Como, Eugenio Lobefaro, 42 anni, residente a Mornago (Va), Michele Lombardi, 38, casa a Tavernerio, Goran Radic, 43 anni, originario dell’ex Jugoslavia, residente a Como. Arresti domiciliari, invece, per Rosa Affinito, 48 anni di Gallarate e per il marito Domenico Iovene, 52, anch’egli di Gallarate, per Claudio Gianandrea, 53 anni di Cardano al Campo (Va) e per Claudia Mondelli, 61 anni, cernobbiese con residenza a Tavernola. C’è un piccolo esercito di denunciati a piede libero:arrivano da Como, Grandate, Erba e Caslino d’Erba, Lipomo, Orsenigo, Bulgarograsso, Villa Guardia, Cavallasca, San Fermo della Battaglia, Cermenate.
Scaturita dal sequestro di un furgone carico di merce contraffatta nel novembre del 2009, l’indagine ha consentito eseguire 18 sequestri in flagranza:hanno permesso di recuperare merce che, secondo il comando provinciale della finanza, avrebbe arrecato alle griffes originali danni per circa un milione e 600mila euro. Gli inquirenti hanno coinvolto le casi madri:da Moncler e Peuterey passando per Fred Perry, hanno tutte accolto di buonissimo grado l’invito a collaborare. Sono state eseguite 118 perizie tecniche, che hanno ovviamente confermato la contraffazione dei prodotti, ma soprattutto – come ha spiegato ieri il comandante del gruppo di Ponte Chiasso, il tenente colonnello Alessandro Lucchini – sono state svolte una serie di prove di laboratorio in collaborazione con i tecnici del Centro tessile serico che hanno dato esiti sorprendenti:nei tessuti di polo e pullover sono stati rintracciati coloranti a base di ammina aromatiche che la legge vieta, ritenendo – su solide basi scientifiche – che si ratti di prodotti cancerogeni. In alcuni casi sono state rilevate concentrazioni di questo tipo di sostanza 33 volte superiori ai limiti di legge. Ciò che tuttavia rende la vicenda se possibile ancora più sconcertante, è il legame fortissimo, con il territorio, dell’intera filiera: «Più insistevamo nell’indagine – ha raccontato il comandante provinciale Marco Pelliccia – più ci rendevamo conto di quanto stretto fosse il legame di questa gente con il territorio». Tra Como e Varese si faceva tutto. C’era chi tesseva e chi produceva, c’era chi, avendo piena contezza del reato che stava commettendo (almeno secondo l’accusa) cuciva e ricamava marchi, peraltro realizzandone di davvero identici all’originale, al punto da ingannare financo i più esperti tecnici delle case madri; c’era chi imbustava e chi, addirittura, stampava cartellini con taglia, prezzo e marchio. La vendita avveniva lungo canali ordinari, per non dire ufficiali. Icapi d’abbigliamento entravano nei circuiti normali, sia pure a prezzi più convenienti, ma sono stati documentati anche casi di cessione via internet. In una circostanza, a inizio anno, 500 inserzione sul web hanno consentito a uno degli indagati di vendere e racimolare introiti per 30mila euro. Dalle pieghe dell’indagine filtra anche un caso di sanzione comminata a un acquirente: non si tratta di una sanzione penale, ma è bene sapere che chi compera merce contraffatta rischia comunque di dover sborsare multe variabili dai cento a 7000 euro.
Le accuse: gli arrestati devono rispondere dei reati di ricettazione, contraffazioni di marchi, di commercio di prodotti con marchio falso, di immissione sul mercato di prodotti pericoli per la salute. Ci sono due persone che mancano ancora all’appello, e che i finanzieri tenteranno di rintracciare nelle prossime ore. Poi inizieranno gli interrogatori di garanzia in carcere. È la prima volta che l’autorità giudiziaria emette ordini di cattura per reati legati alla contraffazione.
Stefano Ferrari

(da La Provincia di Como)

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