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Muscardini: “L’accordo Svizzera-Cina rende più urgente il made in”

dicembre 12 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News

Il recente accordo di libero scambio tra Svizzera e Cina potrebbe avere enormi ripercussioni anche in Europa. “Non mancheranno le esenzioni a dazio zero per articoli tessili e scarpe”, allerta l’europarlamentare Cristiana Muscardini.

“Il timore mio e degli imprenditori e lavoratori europei – spiega il vicepresidente della commissione al Commercio internazionale – è che la Svizzera possa fungere da trampolino per i prodotti cinesi, che già troppo spesso riescono fantasiosamente a dribblare i controlli doganali e dell’anti-dumping”. “La Svizzera – aggiunge – ha però il marchio di denominazione d’origine ‘Made In Switzerland’, lo stesso che da anni, con fatica, io e altri colleghi cerchiamo di fare introdurre anche all’interno dell’Unione Europea, per difendere le nostre manifatture e i nostri lavoratori da un mercato delle esportazioni che ha un rapporto di tre a uno a favore della Cina”.

Secondo alcuni l’accordo potrebbe provocare una corsa agli investimenti in Svizzera, anche tra le aziende del lusso che esportano nella Repubblica Popolare. Tuttavia, come si legge sulle pagine de Il Sole 24 Ore, il libero scambio vale solo se il prodotto ha le credenziali per essere qualificato come Made In Switzerland. Le normative internazionali prevedono mediamente che il prodotto abbia acquisito il 50% e oltre (a volte anche il 70%) del suo valore aggiunto in un certo Paese, per poter dichiarare di essere stato realizzato nello stesso. Di certo ne beneficeranno i produttori svizzeri di gioielli e orologi di alta gamma, che ultimamente soffrono gli effetti della decelarazione cinese ma anche della campagna anticorruzione del governo locale.

L’intesa Svizzera-Cina approvata in questi giorni dal Consiglio nazionale elvetico sarà valutata dal consiglio degli Stati in primavera e se otterrà l’ok entrerà in vigore a metà del 2014.

Quanto all’etichetta “made in” per le merci che entrano in Europa, si è ancora lontani da una soluzione. In ottobre ha ottenuto il via libera dall’europarlamento, con l’approvazione del pacchetto sulla sicurezza dei consumatori, ma a tutt’oggi non trova un consenso unanime in Consiglio. Fa ben sperare però la recente posizione della Germania, il principale attore del fronte dei “no”, che ha manifestato di non volere rigettare del tutto il provvedimento (disciplinato dall’articolo 7), nell’ipotesi che vengano esonerate dalla disciplina alcune merceologie come le apparecchiature elettroniche e a pressione.

e.f. per Fashion magazine

 

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