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Osservatorio Altagamma: il lusso cresce del 5% nel 2014. L’online vola: +28%

ottobre 15 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News

Nel 2014 il mercato dei beni di lusso per la persona raggiunge i 223 miliardi di euro, in incremento del 5% a tassi costanti (+2% a tassi variabili) rispetto al 2013. «È una crescita più moderata, ma stabile», sintetizza Claudia D’Arpizio di Bain&Co. I cinesi restano i big spender. Anche per il 2015 si prevede un +5%.

Il mercato del lusso tiene bene, nonostante quest’anno abbia dovuto fare i conti con l’andamento sfavorevole dei tassi di cambio, la persistente debolezza economica in Europa ed eventi esogeni come la guerra in Crimea, l’incidente aereo della Malaysia Airlines, la tragedia del tragetto sudcoreano, oltre all’inverno troppo freddo negli States e troppo caldo in Europa.

«Una domanda stabile da parte dei consumatori cinesi e un rinnovato interesse per il lusso da parte dei consumatori dei mercati maturi, Stati Uniti e Giappone in primis, hanno aiutato a bilanciare la situazione» commenta Claudia D’Arpizio, presentando il “Monitor Altagamma sui Mercati Mondiali 2014” all’Osservatorio Altagamma, svoltosi a Milano questa mattina.

Sul fronte dei vari canali, è il retail che guida le vendite del lusso (32% del business complessivo), con il formato monomarca che ormai rappresenta il 52% del totale. Il canale online è best performer: +28%.

Gli accessori si confermano prima categoria per crescita, sostenuta da ottime performance delle calzature, mentre rallenta l’hard luxury, in particolare l’orologeria, colpita dalla politica anti-corruzione adottata dal governo cinese.

Nelle vendite luxury è lo shopping dei turisti a fare la vera differenza: «A dimostrazione di come oggi assuma più importanza chi compera, rispetto a dove compera», sottolinea l’esperta, aggiungendo: «Per esempio i cinesi, che valgono il 29% del lusso mondiale, acquistano all’estero il triplo di quanto comperano in patria. Bisogna pertanto porre l’attenzione sulla nazionalità dei consumatori piuttosto che sulle aree geografiche».

In Europa (vedi anche news su Global Blue) rallentano gli acquisti dei turisti extra UE, in special modo è significativa la flessione della spesa dei russi: – 7% a tassi costanti (-18% a tassi correnti).

L’Italia pur mantenendo il terzo posto nella top ten dei Paesi più luxury-oriented, quest’anno, a causa della contrazione dello shopping degli abitanti dell’ex Urss, accusa un -1%, con vendite pari a 16,1 miliardi di euro (64,9 il giro d’affari negli Usa e 18 quello nel Giappone, rispettivamente al primo e al secondo posto nella classifica).

Oltre ai flussi turistici, altro aspetto da tenere d’occhio è l’importanza crescente del rapporto qualità-prezzo negli acquisti di prodotti dell’alto di gamma. «Stiamo assistendo – spiega D’Arpizio – a una forte polarizzazione tra i vari brand del lusso e alla crescita di un segmento “alternative to luxury”, composto da quei marchi upper-premium, come Pinko,FurlaPandora Tissot,  che aspirano al segmento più alto e si propongono con un’immagine e uno status superiori a quelli dei loro prodotti».

In linea con questa tendenza è anche il maggiore dinamismo nel mercato dell’usato, alimentato dall’introduzione dell’online, che vale 16 miliardi di euro nel 2014: «Se da un lato questo business costituisce una minaccia per le vendite di nuovi articoli, dall’altro trasforma i beni di lusso in oggetti durevoli, con un valore di rivendita definito e crescente, aumentando quindi il loro valore», commenta la consulente.

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