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Prato: tessile-abbigliamento in flessione nel 3° trimestre 2016

novembre 17 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News, Prato

Un dato non sorprendente, sostanzialmente in linea con l’andamento del manifatturiero a livello nazionale: il -0,3% della variazione della produzione delle industrie di Lucca, Pistoia e Prato è molto vicino al +0,2% dell’Italia.

E’ quanto emerge dall’indagine congiunturale condotta dal Centro Studi di Confindustria Toscana Nord Lucca Pistoia Prato per il trimestre luglio-settembre 2016. L’indagine è realizzata con metodologie rigorose analoghe a quelle Istat: interviste personalizzate via internet e telefoniche a un campione statistico di 500 imprese manifatturiere con 10 o più addetti.

Vengono così confermati i segnali di indebolimento congiunturale già fotografati nell’indagine sui mesi di aprile-giugno 2016, quando fu rilevato +0,8% rispetto al corrispondente periodo del 2015. Il passo indietro è più evidente nelle aziende di minore dimensione (-0,8% per quelle tra 10 e 49 addetti); anche le più grandi (50 addetti e più) mostrano però un sostanziale esaurimento della crescita (+0,2%) rispetto allo scorso anno.

La tendenza si riflette sulla maggior parte dei macrosettori dell’area Lucca-Pistoia-Prato: l’alimentare segna -0,3%; il metalmeccanico -0,7%​; il tessile -1,2%; l’abbigliamento e maglieria -2,3%; il mobile -9,8%. Mantengono variazioni positive rispetto allo stesso trimestre del 2015 il cuoio e calzature con +0,5%;  il settore aggregato dei materiali da costruzione, chimica e plastica con +1,1% e soprattutto la carta con un buon +2,5%.

“Il manifatturiero di Lucca, Pistoia e Prato, così come il complesso dell’industria italiana, si trova ad operare in un contesto caratterizzato da grande incertezza – commenta il presidente di Confindustria Toscana Nord Andrea Cavicchi – Le incognite vanno dai fattori nazionali agli scenari europei, in cui la Brexit è solo uno degli elementi di potenziale destabilizzazione, fino ai cambiamenti che si profilano negli Stati Uniti. Un momento particolarmente fluido, in cerca di nuovi assetti le cui connotazioni sono tutte da verificare e potrebbero approdare a risultati molto diversi. I mercati non amano le situazioni indefinite: principio sempre valido di cui vediamo gli effetti nella stasi produttiva che stiamo vivendo. Le nostre imprese comunque reagiscono e rimangono sostanzialmente agganciate all’andamento del manifatturiero nazionale, con punte di eccellenza che riescono ad andare anche ben oltre. Significativo il fatto che gli imprenditori del campione continuino ad avere in maggioranza aspettative positive: magari meno pronunciate che nel recente passato ma comunque improntate alla fiducia”.

Lucca

I dati Nel corso del 2016 l’industria manifatturiera lucchese ha visto prima affievolirsi e poi interrompersi la lenta crescita che durava ormai da due anni. In un contesto di rallentamento economico globale, anche la componente estera ha ridotto il proprio apporto positivo. La produzione industriale, nel confronto con l’anno precedente, è passata da un leggero aumento nel primo trimestre (+1,2%) a un sostanziale pareggio (+0,1%) nel secondo fino ad una flessione nel terzo (-1,1%). La componente estera degli ordinativi era in linea con l’anno precedente nel 1° trimestre, ma ha registrato un contributo negativo nel 3° (-0,4%). Gli ordini dall’Italia sono peggiorati maggiormente: da una lieve ripresa che faceva ben sperare nel 1° trimestre (+0,6%) sono passati ad una battuta d’arresto nel 3° trimestre (-1,7%). L’andamento produttivo settoriale risulta abbastanza eterogeneo, con più settori che mostrano primi segnali di difficoltà e alcuni che riescono a mantenere il proprio cammino di crescita lenta. Tra questi ultimi: la produzione di macchinari, in cui prevale la meccanica per la carta (+4,2%), il cartario cartotecnico (+2,3%) e il chimico plastico. Nonostante i dati non positivi, le aspettative per il trimestre successivo espresse dagli imprenditori lucchesi indicano una lieve ripresa dell’attività produttiva.

Il commento della vicepresidente di Confindustria Toscana Nord Cristina Galeotti

“Per la prima volta dopo due anni, la crescita della nostra provincia si è interrotta. Il freno al recupero della produzione industriale ai livelli pre-crisi è dovuto a diversi fattori comuni al resto del Paese, come una domanda interna poco vivace, scarsa competitività dei fattori produttivi, … Ma occorre sottolineare che l’eterogeneità del nostro sistema produttivo, premiante nei periodo di crisi, finisce spesso per essere penalizzante in quelli di ripresa”.

Pistoia

I dati La variazione della produzione industriale nel 3° trimestre 2016 rispetto allo stesso periodo del 2015 è risultata ancora positiva, con un progresso pari a +1,6%. A livello settoriale si evidenzia la crescita del settore metalmeccanico, con un ottimo +6,7%; bene anche cuoio e calzature a +5,2% e materiali da costruzione, chimica e plastica a +0,8%. Il settore cartario con +3,6% conferma il dato positivo di Lucca. In rallentamento invece l’industria alimentare (-0,7%), il settore abbigliamento e maglieria (-2,5%), il tessile (-4,6%) e il mobile (-9,8%). In definitiva, l’attività produttiva ha visto una lenta ma costante accelerazione durante i primi 9 mesi del 2016, in ulteriore recupero rispetto ad un 2015 già generalmente positivo, ma trascorso con risultati inferiori alla media dell’area. L’incremento del 3° trimestre è andato anche oltre il dato nazionale dello stesso periodo. La ripresa della produzione è stata sostenuta dalla migliore intonazione degli ordini esteri, che però sono cresciuti in misura limitata, e soprattutto dall’accelerazione della componente interna. Le previsioni per i prossimi mesi mostrano un ottimismo leggermente superiore rispetto alla metà dell’anno, ma restano soprattutto improntate alla cautela.

Il commento della vicepresidente di Confindustria Toscana Nord Federica Landucci

“Il sistema Paese non ci aiuta, e Pistoia non è certo un’isola felice in un panorama difficile: un sistema infrastrutturale che nel tempo non è stato adeguato; una pubblica amministrazione che ha tempi di risposta non congruenti con le necessità delle imprese; il sistema bancario che, nelle riorganizzazioni a cui si sta sottoponendo, non ha ancora posto al centro la facilitazione dei rapporti con le imprese. Sono elementi che molte volte abbiamo denunciato, e di cui sinceramente non vediamo una vera svolta. Per questo motivo, è maggiore la soddisfazione quando osserviamo le performance delle nostre aziende, soprattutto di quelle fortemente orientate verso mercati stranieri e dove  l’apporto della tecnologia e della ricerca è maggiore”.

Prato

I dati A Prato la produzione industriale nel 3° trimestre del 2016 rispetto allo stesso periodo del 2015  registra una leggera variazione negativa pari a -0,6%. La tendenza era già rivolta alla riduzione: dal +3,2% del 1° trimestre si era passati nel 2° trimestre a +1,6%. Il tessile mostra una contrazione complessiva pari a -1,2%. I risultati sono tuttavia spiccatamente differenziati nei vari comparti:  negativi i filati, che segnano -6% e che pagano comparativamente i risultati molto buoni degli ultimi anni; viceversa i tessuti, pur con un parallelo indebolimento rispetto alla prima parte dell’anno, rimangono positivi, registrando un +1,5% dovuto essenzialmente a buone prestazioni sul fronte degli ordinativi interni. Il conto terzi tessile si colloca in una posizione intermedia con una contrazione pari a -1,5%. In calo anche abbigliamento e maglieria, che segnano un -2,6% dovuto alla diminuzione degli ordinativi sia interni che esteri: anche i risultati di questo comparto sono condizionati dalla forte crescita degli anni precedenti. Ancora positiva ma in rallentamento la meccanica, a quota +0,9%. Le aspettative degli imprenditori pratesi danno un saldo positivo del +8%, comunque inferiore rispetto alle previsioni espresse nei due trimestri precedenti.

Il commento del presidente di Confindustria Toscana Nord Andrea Cavicchi

“Il manifatturiero pratese non fa eccezione nel quadro della stasi che si registra nel territorio di Confindustria Toscana Nord e a livello nazionale. Il settore ancora centrale nel distretto pratese, il tessile, arretra sensibilmente, ma presenta al suo interno risultati diversi dovuti alla sua eterogeneità. Le diversità delle tendenze moda e degli andamenti dei mercati di riferimento generano da un lato la crescita di misura dei tessuti e dall’altro i risultati non positivi dei filati per maglieria, che peraltro vengono da anni di successi spesso in controtendenza rispetto alle performance del settore nel suo complesso. Analogo ragionamento anche per l’abbigliamento e maglieria, settori da molti anni in fortissima crescita. Il dato della meccanica, che rimanda essenzialmente al meccanotessile e alla sua forte vocazione all’export, è la spia di un momento di attesa che investe il settore tessile anche al di là dei confini del distretto pratese”.

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