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Prato: un anno dopo il rogo, soltanto un’azienda su tre è in regola

dicembre 3 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News, Prato

Ottancinque dormitori e sessantatre cucine abusive saltate fuori durante gli ultimi controlli, diciassette depositi di bombole a gas, 184 impianti elettrici fatiscenti e più di duecento macchinari non in regola. Questi i numeri di tre mesi di ispezioni, da settembre a novembre, messe in atto dai tecnici per la sicurezza assunti dalla Regione: 74 neo ispettori che hanno rinforzato gli organici di quattro ASL, in particolare quella di Prato.

Sono numeri che raccontano che molto ancora non va nelle 7.700 imprese cinesi a rischio censite in tutta l’area metropolitana. Da Firenze a Prato, da Pistoia ad Empoli ne sono state controllate 859 in questi tre mesi: 77 hanno ricevuto il cartellino giallo, ovvero solo qualche prescrizione. Per 396 alla prescrizioni, più o meno gravi, si sono sommate informative di reato e 72 aziende sono state chiuse o sequestrate. Per loro cartellino rosso. 93 non esistevano più e all’arrivo degli ispettori sono state trovate chiuse.

Ma 242, praticamente una su tre di quelle dove gli ispettori della ASL sono entrati, erano in regola. E questo lascia ben sperare per il futuro, anche perché altre aziende, raccontano i tecnici, si stanno mettendo in regola e in 160 hanno sottoscritto o stanno sottoscrivendo il patto per il lavoro sicuro.

L’altra idea, messa in campo assieme ai controlli, per fare emergere e regolarizzare le aziende volenterose. Due dati che stanno particolarmente a cuore al Presidente della Toscana Enrico Rossi. E lo sottolinea più volte davanti ai giornalisti nella conferenza stampa che ha preceduto le iniziative organizzate dal comune di Prato nel primo anniversario dal rogo della ‘Teresa Moda’, l’incendio in cui il 1 dicembre 2013 morirono 7 operai cinesi. Che lì lavoravano, ma anche vivevano.

“Se quasi un’azienda su tre è stata trovata in regola vuol dire che nella notte in cui tutte le vacche sembrano bigie, alcune sono anche chiazzate”, commenta Rossi. Una risposta ai tanti luoghi comuni, anche “a quelli facili che vorrebbero che dopo un anno non è successo niente”. “E’ successo invece -ripete Rossi- anche se non possono bastare pochi mesi per verificare gli effetti dell’azione messa in campo”.

Una risposta anche “a chi individua in un popolo la causa di tutti i mali”, siano essi i Rom o i cinesi di turno. Perchè si può essere per la legalità – dice Rossi- ma anche per l’integrazione: per chi naturalmente rispetta le regole”.

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