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Stabile l’export dei distretti moda

ottobre 3 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News

2016 stabile per l’export del sistema moda che ha registrato un leggerissimo incremento (+0,5%), con il secondo trimestre in aumento (+0,7%) rispetto al primo (+0,3%).

Le elaborazioni della Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo su dati Istat restituiscono un quadro aggiornato delle performance del made in Italy sui mercati esteri:  a brillare sono gli occhiali, +4,5% nel semestre, seguiti da tessile (+1,9%), abbigliamento (+1,1%), pelle (+0,8%). Negativo l’andamento di e gioielli e bigiotteria: a fronte di 6,5 miliardi di euro di esportazioni del 2015, nelprimo semestre dell’anno il settore ha registrato un calo del 7,7% , con un peggioramento nel secondo trimestre in controtendenza con il settore moda nel suo complesso.

«Il miglioramento dell’export del secondo trimestre è visibile soprattutto per il mondo dell’abbigliamento e della filiera della pelle – dicono Giovanni Foresti e Stefania Trenti, economisti della direzione Studi e ricerche dell’istituto bancario – ed è dovuto sia ad un andamento più favorevole della domanda in alcuni paesi sia ad una buona performance competitiva delle imprese italiane».

Tra i mercati che hanno performato meglio gli economisti di Intesa segnalano «praticamente tutti gli europei con Francia, Germania, Spagna e Regno Unito che evidenziano una significativa accelerazione tra il primo ed il secondo trimestre». È importante, su questo fronte, «il ritorno in positivo delle vendite sul mercato russo, in forte crisi negli ultimi anni e ancora negative nel primo trimestre. Se confermato nella seconda parte dell’anno, potrebbe costituire un sostegno significativo, a fronte invece della delusione del mercato cinese, in regresso sia nel primo che nel secondo trimestre, e della domanda statunitense».

Analizzando nel dettaglio l’andamento dei distretti produttivi italiani, l’indagine di Intesa Sanpaolo mostra come 24 delle 42 aree distrettuali esaminate abbiano chiuso il semestre con segno positivo. Il 2016 si era aperto con tutt’altra atmosfera: alla fine del primo trimestre, infatti, solo 14 distretti avevano registrato una crescita.

Tra le performance più dinamiche ci sono quelle di “pesi massimi”come il distretto della pelletteria e le calzature di Firenze che tra aprile e giugno 2016 ha messo a segno un +6,7%. Cresce il tessile-abbigliamento di Prato: ha chiuso il trimestre poco sotto i 500 milioni di export e un incoraggiante +6,1%, che sale a +6,8% se valutato su base semestrale, trainato da Spagna, Germania e Corea.

In ascesa anche il distretto della calzatura sportiva di Montebelluna (+12,3% nel secondo trimestre) che piace in Germania, Francia e Regno Unito e l’abbigliamento di Rimini (+17% tra aprile e giugno e +13,5% nel semestre, anche grazie alla Russia. Tra le punte di diamante del manifatturiero di fascia alta spicca l’area delle calzature della Riviera del Brenta da dove sono partiti prodotti – è il distretto della calzatura di lusso – per un valore di 176 milioni di euro nel secondo trimestre (+11,9%).

«Molti distretti del sistema moda sono stati in grado di rivedere la loro specializzazione geografica per far fronte alle crisi di alcuni mercati – chiosano Foresti e Trenti – e per cogliere le opportunità presenti in altri. Ciò li pone in una situazione di vantaggio in un contesto macroeconomico complesso come quello attuale: la domanda interna di Russia e Medio Oriente potrà tornare a crescere grazie al graduale recupero del prezzo delle commodity, mentre la domanda statunitense sarà sostenuta dalla crescita occupazionale e dall’ulteriore rafforzamento del reddito disponibile delle famiglie».

 

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