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Turchia: nel tessile-abbigliamento vera alternativa al far-east

novembre 5 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News

Con cinque giorni di distanza fra uno e l’altro, la Turchia accoglie l’edizione inaugurale di due saloni tessili diretti da importanti organizzatori internazionali, Première Vision e Messe Frankfurt (Texworld). E’ la prima volta per un’industria che fino ad ora funzionava attraverso le sue numerose federazioni locali. E anche una vera e propria incoronazione per questa roccaforte della regione euro-mediterranea, che si considera oggi più che mai come un’alternativa alle produzioni asiatiche per gli imprenditori di Europa e Medio Oriente.

Con il suo dazio doganale preferenziale alle porte d’Europa, la Turchia gode infatti di un certo vantaggio su altri Paesi fornitori dell’Europa nell’area, come la Tunisia e il Marocco. La sua vicinanza al Vecchio Continente offre inoltre un’alternativa logica alle produzioni lontane, anche per rispondere alle più recenti sfide della fast fashion.

“Il nostro Paese può contare su molti punti di forza”, dice Ibrahim Burkay. Presidente della Camera del Commercio e dell’industria Bursa, la più ampia coi suoi 33.000 membri, egli si affida all’occasione rappresentata dal salone Première Vision Istanbul per puntare molto sull’immagine fornita da questi partner stranieri.

Il Paese eurasiatico ambisce a raggiungere i 60 miliardi di esportazioni di tessile-abbigliamento nel 2023. Pilastro dell’economia nazionale, il tessile è al centro dell’attività di 16.000 aziende, e dà lavoro a 1,5 milioni di persone. Tuttavia, come per la Cina e i suoi vicini, il Paese deve fare i conti con i suoi dirimpettai. Dopo una serie di scioperi effettuati nel 2013, gli operai turchi hanno ottenuto un aumento dei salari, spalmati su vari trimestri.

La Turchia è il terzo fornitore di abbigliamento dell’Unione Europea, dopo la Cina e il Bangladesh, e davanti all’India e al Maghreb. Il Paese ha spedito nel 2013 circa 8,6 miliardi di euro di abbigliamento verso il Vecchio Continente, per una progressione del dato pari al 2%.

La Turchia è inoltre il secondo fornitore di tessuti dell’U.E., con 4,1 miliardi di euro di merci spedite nel 2013. Una crescita del 10% che permette al Paese eurasiatico di rimanere nella scia della Cina (7,7 miliardi) e ben davanti all’India (2,3 miliardi), al Pakistan (1,7) e agli Stati Uniti (1,02).

Ma la Turchia non è solo un Paese produttore. Si tratta anche, pure in questo caso come la Cina, di un mercato di consumo in forte crescita, che vede incrementare sempre più l’importanza della sua classe media.

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