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Zara, il segreto di un successo

luglio 5 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News

Attenzione al cliente e capacità di innovare la ricetta, in apparenza semplice, di Amancio Ortega, l’uomo che ha creato un impero

Oltre 90 mila dipendenti sparsi in 5 mila punti vendita in 77 paesi, un fatturato di 12 miliardi di euro e un valore borsistico di oltre 32 miliardi ne fanno il secondo player mondiale nel proprio settore, l’abbigliamento, nonché la prima industria spagnola.

Il suo fondatore e maggiore azionista, il 75enne Amancio Ortega, è oggi l’uomo più ricco di Spagna e il settimo al mondo nella classifica di Forbes. Il colosso in questione è il gruppo Inditex o, per parlare un linguaggio comprensibile a tutti, Zara, il marchio dell’abbigliamento low cost che di Inditex è la componente più conosciuta. Un fenomeno, quello del successo di un’azienda nata nel cuore della Galizia, regione periferica di un paese a sua volta periferico nello scacchiere della grande industria europea e mondiale, analizzato e raccontato con dovizia di particolari e aneddoti in “Zara – Come si confeziona il successo”, del giornalista e analista economico spagnolo Enrique Badia (Egea, 2011, 272 pagine, 25 euro).

Un’azienda tra le più note al mondo della quale si sa tutto ma allo stesso tempo nasconde molti misteri e che si identifica quasi totalmente con la figura del suo fondatore, uomo schivo che non ha mai rilasciato un’intervista. Presenza fuggevole eppure incombente (non ha un ufficio vero e proprio, ma qualunque responsabile, anche di livello medio, può chiamarlo se ha un problema serio da risolvere), Ortega ha un ruolo attivo in qualunque decisione strategica per il gruppo, dalla scelta dei nuovi mercati nei quali espandersi fino all’ubicazione dei negozi, rigorosamente i migliori disponibili nelle zone più attrattive delle città.

Ma quali sono i segreti di un marchio che ha rivoluzionato la vendita al dettaglio, imponendo la moda chic and cheap? Quali le caratteristiche che lo differenziano dagli altri marchi? Come è riuscito a bilanciare due elementi apparentemente in contrasto come la standardizzazione globale di una formula ovunque vincente e l’adattamento alle realtà e ai bisogni locali? Niente di losco, come hanno fatto alcuni parlando di lavoro nero e di capitali reperiti misteriosamente, teorie mai provate e anzi smentite dai fatti.

Ortega, che è partito dal basso come commesso e ha poi avviato l’attività a livello familiare con una produzione poco più che ‘casalinga’, ha inventato un ‘modello circolare’, come lo definisce Giorgio Brunetti nella prefazione, con al centro il cliente e i suoi mutevoli bisogni e desideri. Un assortimento che viene rinnovato di continuo e un ottimo rapporto qualità prezzo sono le caratteristiche riconosciute del marchio, così come, meno conosciuta, una straordinaria capacità di pensare, produrre e distribuire in tempi rapidissimi e in ogni luogo i propri capi. Ma, anche, una normale strategia manageriale che consiste nel scegliere le persone giuste, nell’istruirle e nel delegare loro le responsabilità. E, soprattutto, nell’anticipare piuttosto che soddisfare i bisogni della propria clientela.

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