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Incontro a Bruxelles a sostegno del sistema moda italiano

novembre 29 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Economia, News

Tracciare la filiera della moda come avviene per l’agroalimentare, non solo per evitare distorsioni del mercato e un disequilibrio tra norme che regolano import e export comunitario, ma anche per difendere il consumatore: questo uno dei punti emersi su cui si è discusso durante l’incontro tra il Tavolo Regionale di Concertazione del Sistema Moda del Veneto, che raggruppa 23 mila imprese con i suoi cinquemila industriali e settemila artigiane, pari al 20% del manifatturiero, e quasi undicimila del commercio, rappresentato da Michele Bocchese, Presidente del Sistema Moda Veneto e Giuliano Secco, presidente federazione moda di Confartigianato Veneto, e l’on. Antonio Tajani, Vicepresidente della Commissione Europea, responsabile di Industria ed imprenditoria. Nel corso dell’incontro che ha visto inoltre la presenza di Carlo Teso, consigliere del direttivo nazionale della Camera Nazionale della Moda Italiana e Alessandro Rossi di Schio presidente della sezione Tessili di Confindustria Vicenza, i delegati hanno presentato una serie di misure urgenti necessarie per porre fine alle distorsioni del mercato che stanno nuocendo gravemente ad uno dei sistemi industriali cardine del manifatturiero italiano, il sistema moda. Un sistema che impiega 620 mila addetti, all’interno delle imprese artigiane ed industriali che valgono il 37% del totale europeo, ed oltre 450 mila nel commercio, e che costituisce uno dei comparti economici di maggior peso ed importanza del nostro Paese, producendo un valore aggiunto di 27,4 miliardi di euro che si traduce nell’11% del valore aggiunto dell’intero manifatturiero italiano. E che vanta una bilancia commerciale positiva per 16 miliardi di euro, per un export che vale il 12% del totale dei ricavi internazionali italiani. Tre sono state le proposte cardine avanzate a Tajani durante l’incontro. La prima, l’urgenza di una regolamentazione comunitaria che imponga l’obbligo del made in sui prodotti di importazione extra UE, in una logica di reciprocità e di comprensione dell’importanza che l’origine dei prodotti ha per il consumatore che li acquista, per comprenderne il valore intrinseco, apprezzarne gli aspetti di differenziazione qualitativa e per facilitarne l’accesso ai controlli posti a tutela della sua sicurezza e della sua salute. Secondo i delegati del tavolo del sistema Moda sarebbe auspicabile che l’adozione dell’etichettatura avvenisse anche nell’ambito della circolazione interna alla Comunità Europea, obiettivo che tuttavia non deve rallentare l’adozione dell’attuale proposta di regolamento sull’etichettatura obbligatoria dell’origine per i prodotti importati da paesi extraeuropei. La regolamentazione, questa la seconda proposta, dovrà essere rispettosa delle norme internazionali, capace di mettere le aziende globalizzate nelle condizioni migliori di gestire la loro logistica e le loro strategie di presentazione dei prodotti e di consentire a tutte le amministrazioni doganali della UE di eseguireseri controlli, impedendo quel fenomeno dello shopping doganale, dove gli operatori più smaliziati vanno a localizzare le loro operazioni di import, in base a dove più convenga a dove. Infine è necessario intraprendere strategie consapevoli dell’importanza dell’intera filiera della moda. “Lo spostamento fuori della UE delle filiere tessili del monte, filatura, tessitura e nobilitazione, sta già producendo effetti nefasti sulla confezione e ne avrà in futuro anche sulla progettazione del prodotto tessile – ha spiegato Bocchese nel corso del confronto col commissario Tajani -. Pensiamo dunque a strategie non dissimili a quelle che vengono finalizzate alla protezione delle tipicità agroalimentari, con il duplice obiettivo di difendere le nostre manifatture, ma anche promuovere il consumo di qualità e la sicurezza dei prodotti. In Italia sono in atto processi di sensibilizzazione delle imprese, verso la cultura della tracciabilità e del controllo interno dei semilavorati acquistati od importati. La Comunità Europea potrebbe fare molto al riguardo, in una prima fase incentivando le “buone pratiche” e le adesioni volontarie ai protocolli della tracciabilità facoltativa come ad esempio l’ITF, nella direzione tuttavia auspicabile dell’adozione di regole certe ed applicabili anche obbligatoriamente alla circolazione del prodotto moda nel nostro mercato comune”.

 

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