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Prato e Biella unite per la tutela del “Made in Italy”

settembre 14 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Biella, News, Prato

Messaggio chiaro e concorde delle Unioni industriali di Prato e Biella alla Consulta dei presidenti di Confindustria: si impone la necessità di riaprire da parte dell’Europa il fascicolo ‘made in’.

Tanto la biellese Marilena Bolli che il pratese Andrea Cavicchi non hanno dubbi: il prestigio del brand Italia è essenziale alla competitività dei prodotti moda e deve essere tutelato con norme adeguate. Norme che solo l’Unione Europea è titolata a dare.

“La pratica ‘made in’ è bloccata presso le istituzioni europee dall’ottobre 2010 – ricorda Bolli – Lo stop è chiaramente strategico e volto a non dare seguito alle deliberazioni del Parlamento europeo, che si era espresso a favore dell’introduzione di un regolamento per l’etichettatura obbligatoria delle merci importate nella UE. Il passo successivo, molto difficile ma essenziale, è la codecisione con il Consiglio europeo, quindi in pratica con i Governi nazionali fra i quali le posizioni ‘anti-made in’ sono purtroppo molto comuni. Però il Parlamento, l’organo europeo eletto direttamente dai cittadini, è stato chiaro nei suoi orientamenti: chi tiene fermo il dossier ‘made in’ si assume una responsabilità economica e politica molto grave. Noi vogliamo ribadire la denuncia di questo stato di cose ed invitare le autorità nazionali ed europee a riprendere il cammino verso l’etichettatura di origine.”

“Quella del ‘made in’ è prima di tutto una questione di trasparenza nei confronti dei consumatori, oltre che uno strumento di valorizzazione dell’origine nazionale dei prodotti e quindi del lavoro delle nostre imprese – aggiunge Cavicchi -. Non stupisce la posizione del Parlamento europeo: produttori e consumatori europei hanno interesse a vedere riconosciuto il diritto alla conoscenza dell’origine dei prodotti. Se questo diritto lo hanno da tempo i cittadini statunitensi, indiani, cinesi e di tanti altri paesi, perché noi europei no? Questa situazione di stallo riesce in una sola volta a ledere i principi di base della democrazia ed a infliggere un grave danno alle produzioni manifatturiere europee. Tutto ciò solo per favorire l’opacità cara a chi importa capi finiti da paesi terzi. Qualcuno dovrebbe spiegare ai cittadini perché sposa posizioni del genere o non fa abbastanza per contrastarle.” Quello del ‘made in’ peraltro non è stato l’unico dei temi toccati dai due presidenti.

“La difesa e lo sviluppo del ”nostro” tessile - ha ribadito infine Marilena Bolli – si costruisce non solo attraverso azioni di promozione e internazionalizzazione, ma anche attraverso strumenti concreti che distinguano e valorizzino la qualità dei prodotti ‘belli e ben fatti’. Per questa ragione abbiamo ritenuto importante investire tempo e risorse nel tentativo di rendere finalmente operativo l’Osservatorio Tessile Salute Nazionale che crediamo essere forse l’unico strumento di difesa del made in Italy e soprattutto del ‘fatto bene’. Infatti, rappresenta una tutela per gli Imprenditori che investono in qualità e al tempo stesso un utile strumento per la tutela del consumatore finale. Siamo ancora in attesa che la Regione deliberi la costituzione dell’Osservatorio. Purtroppo questo non basta: adesso dobbiamo metterlo in grado di continuare ad operare e, quindi, dobbiamo finanziare la sua attività. Su questo ho chiesto ancora un intervento deciso nei confronti del Governo”.

“E’ un dato molto positivo che in Italia si torni a parlare di manifatturiero con l’interesse che si deve al comparto, vero perno dell’economia nazionale – ha concluso Andrea Cavicchi – E’ però essenziale che si potenzi la competitività delle imprese e dei prodotti sui mercati internazionali attraverso interventi per ridurre il cuneo fiscale e contenere i costi dell’energia. Proprio quest’ultimo tema sarà fra quelli toccati nel Forum Pmi della Piccola industria nazionale, che si terrà da noi a Prato i prossimi 12 e 13 ottobre.”

Le posizioni di Prato e Biella sono state ascoltate e condivise dai colleghi confindustriali; il presidente Giorgio Squinzi ha ribadito l’attenzione di Confindustria per il tema ‘made in’, che ha assicurato essere prioritario nell’agenda della confederazione nelle prossime occasioni di incontro con le autorità europee.

 

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